

‘Quartieri dell’Arte’ entra nel vivo. Questo venerdì 9 settembre il festival, la cui direzione artistica è affidata a Gian Maria Cervo e Alberto Bassetti, porta in scena la ‘Dodicesima notte’ di William Shakespeare in una nuova versione di Davide Carnevali.
La location scelta è il cortile di Palazzo Gentili, via Saffi. Tutto avrà inizio alle 21 per andare in replica, stessa ora, il giorno dopo. Il costo dello spettacolo è chiaramente politico e deciso alla luce dello slogan: “Shakespeare a due euro”. “E’ un ritorno – così Cervo - a un luogo fisico: il cortile dell’amministrazione provinciale; dove nel lontano 1997 portammo in scena l’Amleto. Ricordo che gli attori recitarono “l’essere o non essere” sul cornicione del palazzo. E’ uno Shakespeare interpretato in stile cabaret. Molto divertente, con qualche riferimento politico, che è un po’ fuori dalla nostra tradizione ma in linea con un’edizione esplorativa – come vuole essere questa del 2011 – nella quale abbiamo voluto mettere a confronto teatri di pensiero che si rifanno a tradizioni diverse. Per questo ospitiamo di tutto: dal post brechtiano alla riscoperta di Celine”. La regia dello spettacolo è di Sandro Mabellini. Sul palco Umberto Petranca, Chiara Verzola, Alessandra Mattei, Caroline Pagani, Federico Fioresi, Giulia Zeetti, Giulio Federico Janni, Giuseppe Barbaro. Esecuzione musicale ‘Signori G. Nutrimenti terrestri’.
“La dodicesima notte – così Sandro Ma bellini - è la commedia che Shakespeare scrisse tra il 1599 e il 1600. C’è un naufragio che porta i protagonisti in Illiria, ci sono due gemelli che si perdono e credono che sia l’altro a essere morto, e ci sono i conseguenti sviluppi: equivoci e doppi intrecci, naturalmente amorosi. Il doppio, questa categoria teatral-letteraria che ha affascinato tutti, da Euripide a Plauto fino a Hoffmansthal e Pasolini, estrania e spiazza qualsiasi azione.
Nella storia il doppio viene attuato con dei travestimenti: Viola che ama Orsino si spaccia per suo servo, perché vuole aiutare l'amato a conquistare Olivia che a sua volta non vuole saperne di innamorarsi. In questo modo Viola potrà stare vicino a Orsino e sperare che un giorno lui si innamori di lei. Ma Olivia rimane affascinata da Viola e le cose si complicano di più anche perché Orsino si sente attratto da questo servo vestito da uomo ma dotato di modi gentili e spesso femminili.
Lo spettacolo gioca sull’ambiguità dei personaggi, il femminile e il maschile vengono fuori in modi del tutto inaspettati, è una rappresentazione di parole, corpi e di voci dati in pasto agli spettatori; una specie di opera post-brecthiana su tematica dell’oggi.
Davide Carnevali, giovane drammaturgo italiano che vive tra Berlino e Barcellona, ha scritto una sua versione della commedia, con la consapevolezza che tradurre Shakespeare oggi comporta comunque un tradimento; allora perché non tradire completamente rimanendo fedeli all’idea?”.
Davide Carnevali: “Shakespeare è un mondo a parte. E l'impiego del termine mondo non è affatto casuale. In piena contraddizione alla forma drammatica classica – quella chiusa, assoluta, un microcosmo che si riferisce solo a se stesso – la forma aperta di Shakespeare apre a un universo fantastico in cui l'unità di tempo, di luogo, di azione perdono consistenza, e la realtà appare trasfigurata.
La fantasia shakespeariana non ha bisogno di regole; meglio ancora pensa a creare essa stessa le sue regole, giocando con il potenziale della scena e la fantasia dello spettatore. In fin dei conti le opere del Bardo non sono scritte per essere rappresentate davanti al pubblico, ma per accadere nella mente del pubblico.
Il coinvolgimento dello spettatore è essenziale; in questo modo Shakespeare può essere interpretato come il grande precursore di una tradizione teatrale che si affermerà in tutta la sua necessità con il teatro epico del secolo ventesimo, e nelle nuove forme di teatro contemporaneo definite post-epiche, post-drammatiche, o come voi volete.
Così questa versione de La Dodicesima Notte non vuole solo restituire alla contemporaneità alla commedia shakespeariana, ma vuole essere anche e soprattutto un'indagine a partire dalla contemporaneità sul testo stesso, sulla scrittura shakespeariana e sui principi che regolano la costruzione delle sue commedie.
Riaffermando così la forza del teatro, che si rivela solo nel qui e ora della scena e nel coinvolgimento dello spettatore. Chiamato a riflettere, ma soprattutto a essere partecipe di un'esperienza che gli offrirà un nuovo sguardo sulla realtà”.