

‘Linee guida sulla ferocia’ di Vincenzo Latronico (Italia). Regia e musiche di Franco Eco. Con Marco Venienti, Carlotta Piraino, Francesco Cutrupi, Luca Di Giovanni e Francesco D’Antonio. Costumi di Lucrezia Farinella Scene di Ciro Natalizio Paduano. Testo commissionato dal Napoli Teatro Festival Italia. Una coproduzione del Festival “Quartieri dell’Arte” con Nutrimenti Terrestri
“LINEE GUIDA SULLA FEROCIA” DI VINCENZO LATRONICO IN PRIMA ASSOLUTA AL FESTIVAL “QUARTIERI DELL’ARTE”
Sarà l’occasione di incontrare la scrittura di una delle più importanti giovani rivelazioni della letteratura italiana, la prima assoluta di “Linee guida sulla ferocia” di Vincenzo Latronico, in scena per il Festival “Quartieri dell’Arte” alle Scuderie del Palazzo Farnese di Caprarola (VT) martedì 12 e mercoledì 13 ottobre alle ore 21,00. 26 anni, curatore della sezione letteraria di Artissima 2010, conduttore di “Mai più soli” programma satirico di Radio Onda d’Urto (in cui riceveva comunicazioni dall’aldilà da parte di Kurt Vonnegut), critico d’arte per la prestigiosa rivista Domus, Vincenzo Latronico ha rivelato il suo talento letterario col bestseller “Ginnastica e rivoluzione” cui è approdato dopo aver tradotto per anni per Bompiani e Mondadori opere di autori come P.G: Wodehouse, Hanif Kureishi e Daniel Spoerri. “Linee guida sulla ferocia” commissionato dal Napoli Teatro Festival Italia – il più prestigioso festival teatrale del Bel Paese – e proposto in prima mondiale da “Quartieri dell’Arte” è la prima opera teatrale del giovane autore italiano e viene messa in scena da Franco Eco anche lui 26enne, regista che già lo scorso anno ha curato per QdA una esilarante riscrittura de “Il pozzo e il pendolo” di Poe. “Linee guida sulla ferocia” è un testo teatrale che parla, in senso ampio, di lavoro. “I personaggi sono un domatore, un uomo in sedia a rotelle, un laureato dell'Università Commerciale Luigi Bocconi e una donna i cui capezzoli brillano al buio” -dice Latronico- “Finisce così:
CARLA: È più o meno così che è andata. Da un punto di vista morale, io sarei un mostro. Ma se mi fossi rifiutata di esserlo qualcuno lo avrebbe fatto al mio posto. Il mio rifiuto non avrebbe cambiato nulla. Ma allora anche quello che ho fatto non ha cambiato nulla. Non sono un mostro. C’era una domanda, e c’era un’offerta. C’era un posto per me. E io mi sono offerta. E per loro, per loro era lo stesso. C’era qualcosa che volevano, che volevano tutti. C’è tanta domanda. C’è tanta manodopera. C’è tanta, tantissima carne. E io… io la domo.”
Gli uffici sono, nella sostanza, tutti uguali, e questo li rende mostruosi. L’ufficio è uno spazio con finalità proprie, i cui abitatori sono al meglio tollerati e, al peggio, mobilio o strumenti d’uso. In questo particolare luogo i lavoratori saranno costretti a vivere per due settimane. L’ufficio, questo ufficio, è un luogo di dovere.
Un perenne dubbio di falsità spiega le reticenze e le oscillazioni emotive dei personaggi, il loro essere così chiusi gli uni con gli altri e così aperti con il pubblico. Quando monologano, in un dialogo che potremmo immaginare a occhi ben sgranati, non dicono la verità: dicono ciò che dicono a se stessi. Non si tratta di immagini meno false delle altre; sono solo di una falsità diversa. Non sono false come confessioni, ma come le pagine di un diario. Sentono il bisogno di farlo, di aprirsi mentendo, come reazione al peso impossibile di questo ruolo di umani fuori contesto, per portare una traccia di sé in un posto impermeabile alle tracce. È un modo come un altro di fare mente locale su chi sono.
“E’ ormai tradizione di Quartieri dell’Arte mettere in scena ogni anno un testo teatrale scritto da un grande romanziere italiano” dice Gian Maria Cervo, direttore artistico del Festival viterbese “Due anni fa è stata rappresentato Baricco con Partita Spagnola, lo scorso anno Tiziano Scarpa con Gli straccioni. A chiusura di un decennio importante per la nuova drammaturgia abbiamo voluto riflettere sulle possibili strade future della scrittura in Italia affidandoci a un giovane talento come Latronico”.
‘Quartieri dell’Arte’ si conferma dunque protagonista anche nelle collaborazioni con i principali festival italiani come Napoli Teatro Festival e Festival Dei due Mondi di Spoleto.
Vincenzo Latronico classe 1984, laureato in Filosofia e giovanissimo traduttore, romanziere e autore di testi teatrali. Ha tradotto svariati romanzi dal francese e dall’inglese per Baldini Castoldi Dalai, Bompiani, Excelsior. Nella primavera del 2008 ha pubblicato Ginnastica e Rivoluzione (Bompiani) col quale ha vinto il premio Berto come opera prima. Per ‘Quartieri dell’Arte’ 2010 porterà in scena ‘Linee guida sulla ferocia”, contenuto in ‘Working for paradise’, tre storie sul lavoro edito da Bompiani.
Franco Eco - compositore di cinema e teatro e regista emergente -. Laureato in discipline teatrali all’Univeristà di Bologna. E’ biografo ufficiale di Glauco Mauri. Ha scritto musiche per Julia Varley (Odin Teatret) e Lorenzo Gleijeses, Pino Michienzi, Emanuele Montagna, Luca Righi, Salvatore Allocca, Alessandro Scavone, Stefano Grisoni, Fulvio Cozza, oltre a essere compositore per le sue stesse regie. Ha diretto spettacoli quali: ‘Il piccolo principe’ (A. Saint-Exupéry) ‘Il crollo della casata Usher’ (E. A. Poe), ‘Il pozzo e il pendolo’ (E. A. Poe), ‘L’amante’ (H. Pinter) ‘L’amico ritrovato’ (F. Uhlman). Ha diretto ‘Bobok’, short-film tratto dall’omonimo racconto di F. M. Dostoevskij con Philippe Leroy.
E' aiuto alla regia di Gabriele Lavia, Glauco Mauri, Geppy Gleijeses, Emauele Montagna, Arnaldo Picchi. Ha pubblicato ‘Dante Concert’ (UdU Records), album concept ispirato alla Divina Commedia con la prefazione di Giulio Andreotti. Nei festival cinematografici ha ricevuto diversi premi e menzioni speciali per le sue composizioni; ha collaborato con A. Mazzacavallo allo spettacolo ‘Il Corvo’ di C. Gozzi, vincendo il Leone d'Oro per il Teatro alla 38esima Biennale di Venezia. E' stato finalista con le musiche di Assenza al David di Donatello edizione 2006.