

VITERBO - Evelyn Moreiro, la ragazza di 19 anni d’origine sudamericana, residente a Montefiascone, trovata impiccata nel novembre 2009 in una stanza della casa di accoglienza di Viterbo in cui si era rifugiata dopo una lite con i genitori, non si sarebbe suicidata ma potrebbe essere stata uccisa. L’impiccagione potrebbe quindi rivelarsi sono una macabra messinscena architettata dal suo assassino per sviare le indagini. Questo il sospetto che alcuni elementi hanno fatto insorgere negli inquirenti e che questa mattina (16 luglio) hanno indotto il pm Massimiliano Siddi a disporre la riesumazione del cadavere e l’esecuzione dell’autopsia. L’esame autoptico, in corso in queste ore nell’obitorio di Montefiascone, al quale assiste anche un medico di fiducia della famiglia Moreiro, dovrà accertare se al momento del decesso Evelyn fosse incinta e se il decesso sia attribuibile a ragioni diverse dall’impiccagione. Il pm Siddi ha disposto anche una perizia calligrafica sul biglietto trovato accanto al cadavere, sul quale la ragazza spiegava le ragioni del suicidio. Anche in questo caso il sospetto è che a scriverlo possa essere stato il suo eventuale assassino. L’inchiesta della procura viterbese è scaturita da un esposto dei genitori di Evelyn, secondo i quali, negli ultimi mesi, sarebbero emersi elementi ed indizi nuovi che potrebbero cambiare completamente il quadro della situazione fin qui ricostruita. Sulla morte della ragazza è in corso un’altra inchiesta presso la procura del tribunale dei minori di Roma. In questo caso per violenza sessuale, per la quale è indagato un giovane di Rignano Flaminio, paese in cui Evelyn abitava con i genitori prima di trasferirsi a Montefiascone. Alcuni mesi dopo la sua morte, un suo amico viterbese recapitò in forma anonima a genitori alcune pagine di diario nelle quali Evelyn raccontava di aver subito due stupri dal giovane di Rignano. Il primo nella sua abitazione, nella quale era stata attirata con un pretesto, e il secondo a Viterbo, in un bagno pubblico in cui era entrata perché si sentiva male e aveva bisogno di vomitare. Anche in questo caso sono stati i suoi genitori a presentare una denuncia, con allegati le copie delle pagine del diario, dalla quale è scaturita l’inchiesta.