ANNO 27 n° 267
Rapinati e pestati a sangue, tre romeni finiscono in manette

Li conoscevano, erano entrati in confidenza con loro, e sapevano bene che il giorno precedente avevano riscosso lo stipendio. Quindi sono entrati in azione. Con una violenza inaudita.

I fatti. Nella notte fra sabato e domenica tre giovani romeni (B.S., 25 anni; L.M., 22; e Z.D., 18; tutti nullafacenti e da poco arrivati in Italia), ben conoscendo i movimenti dei loro connazionali (si tratta di due ragazzi fra i 25 ed i 30 anni, e di una giovane 17enne), hanno deciso di fare irruzione nella loro cascina in località Pontesodo (una frazione di Montalto di Castro) con il preciso obiettivo di accaparrarsi il modesto stipendio da braccianti. Armati di bastoni hanno dunque sfondato la porta del casolare intimando ai due giovani (la ragazza si era rifugiata in un’altra stanza) di rivelargli dove avevano nascosto i soldi. Al loro rifiuto, i banditi hanno iniziato a colpirli con i bastoni e anche con una roncola con una ferocia incredibile.

“Le vittime, nonostante siano stati picchiati a sangue, non hanno desistito”, ha spiegato durante la conferenza stampa di questa mattina al Comando provinciale dei carabinieri il capitano Massimo Cuneo, comandante della Compagnia di Tuscania. E i malviventi si sono dovuti accontentare di un bottino di appena cinquecento euro, trovati in una credenza. Non appena i rapinatori si sono dileguati, una delle vittime è poi riuscita a chiamare il 112. Ed è scattata la caccia all’uomo: i carabinieri della stazione locale, insieme ai colleghi dell’Aliquota radiomobile della Compagnia di Tuscania, si sono messi subito alla ricerca dei malfattori, che erano a bordo di un’Alfa 156 di colore nero di proprietà del fratello di L.M..

“Li abbiamo intercettati in un autolavaggio”, ha detto il capitano Cuneo. “Erano intenti a lavare i sedili della loro vettura, sporchi del sangue delle vittime”. Ma la caccia ai banditi non è terminata qui, perché alla vista dei militari i rapinatori hanno di nuovo tentato di darsela a gambe. E ne è scaturito un inseguimento durato un paio di ore. “Li abbiamo raggiunti e fermati sulla statale Aurelia un paio di ore dopo (alle otto di domenica mattina, ndr)”. E per tutti e tre sono scattate le manette e la traduzione nel carcere di Civitavecchia. Adesso dovranno rispondere dei reati di rapina aggravata, lesioni dolose e violazione di domicilio (a procedere è la Procura della cittadina portuale, mentre il dottor Calabria il sostituto procuratore titolare dell’inchiesta). Le due vittime, invece, refertate all’ospedale di Tarquinia, ne avranno per una quindicina di giorni.




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