ANNO 27 n° 270
Re Carnevale si è "insediato" nella Tuscia

La Tuscia pronta per il Carnevale, sono un trentina i paesi nei quali, fino al 24 febbraio prossimo, sarà festeggiato. Quella dei riti carnascialeschi, nel Viterbese, è una tradizione antichissima, che gli studiosi fanno discendere  direttamente da riti etruschi. Etrusco è infatti Phersu, il  personaggio abbigliato con una veste formata da piccole pezze di stoffa, protagonista di eventi comici o orridi, ritenuto il "padre" di Arlecchino e Pulcinella.

Anche la moderna satira è figlia dei "Fescennini versus", una festa che si svolgeva nell'agro Falisco per celebrare lescadenze principali della vita contadina, improntate sullo scherzo e sulla canzonatura. 
  

Nonostante la tradizione sia radicata in molti comuni, le manifestazioni più importanti sono quelle di Ronciglione, Civita Castellana e Acquapendente. Nel corso dei decenni, le tre manifestazioni si sono in parte allineate agli stereotipi degli altri carnevali: le sfilate dei carri allegorici, i gruppi mascherati, la musica, i coriandoli.

Tuttavia hanno conservato caratteristiche proprie, sedimentate nei secoli, che li rendono in larga parte unici.       
 

Carnevale di Ronciglione - Con le sue sfilate dei cavalieri maschierati, i carri, i balli
e le celebri "corse a vuoto" (una sorta di palio disputato da cavalli senza fantino lanciati al galoppo nelle vie del paese lungo un percorso di 1,5 km) il Carnevale ronciglionese è probabilmente quello più grande e fastoso della provincia.
Protagonista della manifestazione e il Re Carnevale che, dal venerdì al martedì grasso, prende in consegna dal sindaco le chiavi della città per assicurare a tutti cinque giorni di baldorie e follie. Contemporaneamente hanno inizio le corse a vuoto, che si disputeranno anche la domenica e il martedì grasso, intervallate da danze in piazza, gare di maschere, veglioni. Attesissimo il "Gran corso di gala", un'imponente
sfilata di carri allegorici. Per l'occasione, al pubblico assiepato ai bordi delle strade vengono distribuite forchettate di maccheroni contenuti nei "pitali". Oltre alle maschere "ufficiali" sfilano anche i cosiddetti "nasi rossi", un gruppo di buontemponi seguaci di Bacco. La sera del martedì grasso, nella piazza principale del paese si svolge un grandioso saltarello, al termine del quale, Re Carnevale, condannato a morte, assistito dai componenti della Compagnia della Penitenza, viene dato alle fiamme.     
  

Carnevale di Civita Castellana - Molti studiosi sostengono che quello civitonico sia uno dei pochi carnevali che ha conservato intatta la matrice originale e radici storico-culturali antichissime. La manifestazione si apre il giorno della festa di Sant'Antonio Abate, con l'intronizzazione, cioè l'investitura ufficiale, del Re Carnevale. Si tratta di un enorme pupazzo panciuto e rubicondo che troneggia sul suo effimero regno di bagordi e di baldoria.
 La sera del martedì grasso, il trono si trasforma in rogo e il Re Carnevale evapora in una nube di fumo nero. Ma l'aspetto più tradizionale del Carnevale civitonico e quello
gastronomico. In ogni famiglia vengono preparati, con ricette secolari, gli "scroccafusi", castagnole di pasta fritte e condite con il miele; le "frappe", losanghe o strisce di pasta dolce fritte nell'olio bollente; i deliziosi "ravioli", ripieni di ricotta condita con rum; i "frittelloni", sottili sfoglie di pastella passate velocemente in padella, cosparsi di formaggio pecorino e arrotolati su se stessi. Nell'ultima domenica di
Carnevale e il martedì grasso, da piazza della Liberazione al duomo della città si svolge uno spettacolo continuo, al quel prendono parte migliaia di maschere, bande musicale precedute da majorettes e gruppi folcloristici.   

Carnevale di Acquapendente - Un'imponente fiaccolata attraversa le vie del centro storico del paese e, una volta giunta in piazza del Comune, tutti i partecipanti gettano la loro torcia ai piedi di un grosso pupazzo di cartapesta che, in pochi istanti, viene avvolto dalle fiamme. Passano pochi minuti e di lui resta solo un mucchio di cenere fumante. Così, con il rogo del "carnevalaccio" la sera del martedì grasso, si chiude il Carnevale Acquesiano. Ma prima di essere bruciato, a partire dall'inizio di febbraio, il
"carnevalaccio" viene celebrato con sfilate di carri allegorici e di gruppi mascherati, balli e musica fino a notte fonda. Al Carnevale di Acquapendente, inoltre, da trenta anni, è stata abbinata al sagra della "fregnaccia", una frittella preparata friggendo una pastella ottenuta mescolando semplici ingredienti (acqua, sale, farina, olio e il grasso delicato del "cianchetto" di maiale) lavorati dalle abili mani degli  improvvisati gastronomi locali. La "fregnaccia" è una delle specialità carnascialesche diffusa un po' in tutta la Tuscia con nomi diversi: "fricciolosa", "stracci", "frittellone",
"bertolacce".




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