

VITERBO – Solo lui, Rodolfo Gigli detto Nando, da oltre un trentennio alla Pisana, presidente della Regione Lazio agli inizi degli anni 90 e più volte assessore sotto le insegne della Democrazia Cristiana, ha ottenuto un posto nel listino di Renata Polverini, la candidata governatrice del Lazio per il centrodestra. Gli altri aspiranti, da Giovanni Arena, assessore ai lavori pubblici del comune di Viterbo, a Raffaela Saraconi, sindaco di Valentano, che a un posto nel listino ci aspiravano e avevano pure ottenuto una qualche assicurazione sul loro inserimento, sono stati sacrificati alla voracità dei romani.
E’ dal 1975 che Gigli, all’epoca sindaco di Viterbo, viene ininterrottamente eletto al consiglio regionale. Epico fu il suo scontro con un altro Dc a 24 carati, Franco Bruni, leader della Coldiretti viterbese. Proprio nel 1975 furono entrambi candidati alla Pisana. Il rischio era che uno dei due rimanesse escluso. Ma Gigli e Bruni riuscirono a raschiare voti un po’ da tutti i partiti consentendo al biancofiore locale di ottenere, unica volta, due scranni in regione.
Da allora in poi Gigli è stato quasi sempre assessore. Nel 1990 fu capolista della Dc a Roma, raccogliendo una messe di voti. Un successo che lo portò alla carica di presidente della giunta. Fu detronizzato dopo un paio d’anni da Vittorio Sbardella che, uscito dalla corrente andreottiana, chiese a Gigli di seguirlo. Ma la risposta di Rodolfo detto Nando, da sempre seguace del Divo Giulio, anche se su posizioni “anomale”, fu “no”. Un rifiuto che gli costò la presidenza.
Negli anni successivi, fino all’implosione della Dc, Gigli ha continuato a ricoprire vari incarichi alla Pisana. A partire dal 1994, disorientato e amareggiato dalla fine dello scudocrociato, subì un periodo di sbandamento che lo portò ad abbandonare momentaneamente l’attività politica. Ma la passionaccia era tale che decise di tornare. Chiamò a raccolta i suoi fedelissimi, sbandati come lui, e in breve tempo mise in piedi una “macchina da guerra” che, al contrario di quella di Achille Occhetto, lo portò in poco tempo a diventare il ras di Forza Italia, partito nel quale aveva deciso di approdare.
Ma Gigli era abituato a militare in partiti veri, con tanto di guerre intestine e congressi combattuti all’ultimo delegato. E non riuscì mai ad ambientarsi in un movimento dove, soprattutto in quegli anni, contava solo il lider maximo e i suoi luogotenenti. Quindi, nonostante fosse stato eletto deputato e, contemporaneamente consigliere regionale, tanto che dovette lasciare il primo incarico, piantò in asso i berluscones e si trasferì nell’Udc, partito che gli ricordava almeno in parte, la “sua” Dc. Ovviamente fu seguito da quasi tutti coloro che aveva portato in eredità a Forza Italia.
Il resto è storia recente: dagli scontri con l’ex sindaco di Viterbo Giancarlo Gabbianelli, alla decisione di ricandidarsi, due anni fa a sindaco dela città pur sapendo che lo avrebbe aspettato un ruolo di capogruppo d’opposizione.
Infine, l’ultimo dribbling: mentre tutto il centrodestra locale si agitava contro l’accordo stretto dal Pdl romano con l’Udc, lui e i suoi sono rimasti in silenzio, in posizione defilata. Gli ex Forza Italia e gran parte dell’ex An non lo volevano come alleato e, tanto meno,nel listino della Polverini. Ma, come quasi sempre l’ha spuntata lui. Il Pdl viterbese ha dovuto digerire l’accordo con l’Udc sia alle regionali che alle provinciali. E oggi ha dovuto prendere atto che l’unico ad aver ottenuto un posto al sole è lui. Per la serie la classe non è acqua…