

Viterbo ha bisogno di costruire sviluppo finalizzato all’occupazione. La priorità per una buona amministrazione, in questo delicato momento, deve essere il lavoro.
“La soluzione immediata, per dare piccole risposte concrete ed evitare di lasciare indietro chi è più in difficoltà, possiamo trovarla nello strumento delle cooperative sociali di tipo B”. Questo il progetto di Alvaro Ricci, candidato del Partito Democratico per Leonardo Michelini sindaco.
Le cooperative sociali possono gestire servizi socio-sanitari ed educativi, oppure attività di vario genere (agricole, industriali, commerciali o di servizi) finalizzate all'inserimento nel mercato del lavoro di persone svantaggiate. La legge prevede di riservare ai disabili almeno il 30% del personale della singola cooperativa.
“Il Comune può affidare direttamente, quindi in tempi rapidi, determinati servizi a questo tipo di realtà produttive – spiega Ricci -. Un’operazione quindi che può essere portata a termine già nei primi mesi della nuova amministrazione comunale. Si tratterebbe innanzitutto di un segnale chiaro che la nuova amministrazione lancia alla città: la priorità è il lavoro”.
Esistono servizi che possono essere gestiti da subito, creando occupazione, seguendo questa strada dell’assegnazione a cooperative sociali. “Ogni anno – continua il candidato del Pd – il Comune di Viterbo spende per la manutenzione di Prato Giardino 150mila euro. Perché non dare lavoro, in pianta stabile, a un certo numero di ragazzi (in parte disabili) proprio all’interno del principale parco cittadino? Stesso ragionamento si può estendere alla gestione del Museo Civico che sarà trasferito all’ex mattatoio di Valle Faul ma anche nella gestione dei diversi siti termali liberi”.
“Naturalmente – conclude Ricci – si tratta di interventi capaci di dare occupazione a un numero limitato di persone ma è quello della concretezza e del subito il modo per segnare un netto cambio di marcia rispetto all’amministrazione Marini. Contemporaneamente l’amministrazione deve mettersi in prima linea per elaborare un progetto di sviluppo turistico, termale, edilizio e commerciale della città. Quel piano che in tutti questi anni non c’è stato, conficcando Viterbo nelle profondità di una crisi ancora più nera di quella attraversata da altre città italiane meglio strutturate”.