

VITERBO - L’argomento, in periodo di campagna elettorale politica, non è ancora esploso in tutta la sua virulenza ma c’è da giurarci che non appena si sarà conclusa la questione relativa a chi riuscirà ad assicurarsi o a mantenere una privilegiata permanenza in Parlamento, la vicenda delle primarie per la scelta del candidato sindaco di Viterbo verrà fuori con veemenza dall’incubatore in cui, tutto sommato, viene fino ad ora mantenuta.
In ogni caso, che si parli di primarie del centrosinistra e del PD o che ci si cimenti in molto più temerarie primarie civiche, mi pare che sempre di escamotage o di stratagemma si tratti.
Oggi siamo abituati a tutto e una certa foga riformatrice ci ha portato perfino ad accettare senza scandalo che la ASL richieda di prenotare la data in cui potremo prenotare la prestazione specialistica che ci occorre, ma credere che abbiamo bisogno di votare per scegliere quelli che poi dovremo ri-votare mi pare un velo postoci sugli occhi, una vera e propria distorsione del procedimento democratico.
Passata di moda la fase dei Badaloni, delle Gruber, dei Marrazzo e dei Sassòli o dei Barbareschi, delle Zanicchi e delle Carlucci, c’è sempre pronta la tiritera della società civile che, a Viterbo, almeno quest’anno, si veste anche dei panni della cultura.
Chi però ama la storia contemporanea non farà fatica a scorgere dietro questi segnali il riaffacciarsi periodico dell’amore degli italiani per le scorciatoie; perché impegnarsi, perché faticare per costruirci un futuro, magari col sacrificio, quando ci sono uomini e donne della provvidenza, maghi e affabulatori, pronti a promettere quel che più ci piace?
Certo è che la politica ha fatto di tutto per scontentare i cittadini; comportamenti ambigui e disonesti, accompagnati da riforme, quasi sempre peggiorative, fanno sì che oggi si ricerchino i procedimenti sostitutivi di una democrazia sottrattaci da sciagurate leggi elettorali; tuttavia, come dice Beppe Severgnini, l’espressione società civile, così tanto blandita e corteggiata, si contrappone invero al concetto di società barbara ed è soltanto un pleonasmo, un’espressione urticante e fastidiosa che, forse, citando pure Crozza, si riferisce principalmente a quella parte di società che ancora non ha preso un vitalizio.
Il problema del nostro paese è che abbiamo creduto con troppa facilità che sia sufficiente sostituire uno strumento tecnico con un altro o mettere un non-politico al posto di un politico per risolvere i problemi di una comunità.
Ritenere che uno strumento (o perché no, un governo) tecnico possa sostituire validamente la volontà politica, rappresentativa, fatta di scelte, continue e bisognose di confronto, che ne determinano la credibilità, è solo un’illusione, una mistificazione che ci è stata propinata quando a qualcuno è servito che i partiti perdessero molta della loro autorità per poter farsi gli affari propri e far bottino della nostra Italia.
Purtroppo o per fortuna gli apprendisti stregoni non riescono mai nel loro intento e l’unico modo per evitare che episodi come quelli di Lusi e di Batman/Fiorito si riproducano e aumentino di numero e intensità è quello di tornare a guardare ai valori di onestà, di sobrietà, di impegno e di giustizia.
Quando ero segretario e condividevo queste raccomandazioni, molto spesso, qualcuno – non solo nel mio partito – mi rideva alle spalle ma, come dice il proverbio, ride bene chi ride ultimo e, specialmente ora che anche il Papa si è dimesso, molti farebbero bene a ricordare che nessuno al mondo è veramente insostituibile, figuriamoci in politica.