ANNO 27 n° 272
Risonanze magnetiche in base a criteri clinici

VITERBO - D'ora in poi, le risonanze magnetiche nella Tuscia non saranno più eseguite in base all'ordine cronologico di prenotazione ma in base a criteri clinici. In pratica, avranno precedenza le situazioni di maggiore bisogno. E' quanto prevede il progetto pilota Rao (raggruppamenti di attesa omogenei) adottato dalla Asl di Viterbo.

"Con questa iniziativa - spiega il direttore sanitario della Asl Marina Cerimele - vogliamo 'governare' le liste d'attesa rivoluzionando i rapporti tra i vari stakeholders coinvolti. Ai Rao, infatti, collaborano i medici di medicina generale, gli specialisti, gli ambulatoriali e l'unità operativa di radiologia del dell'ospedale di Belcolle, diretta da Enrico Pofi".

Ecco cosa e come cambia con i Rao. Per prescrivere una risonanza magnetica, il medico di medicina generale dovrà utilizzere dei criteri di priorità individuati dalla Asl. Per ogni classe è previsto un tempo massimo di attesa: classe 'A' 10 giorni, classe 'B' 60 giorni, classe 'C' 180 giorni. La richiesta compilata dal medico andrà consegnata all'accettazione della radiologia che contatterà ogni utente, comunicando la data in cui sarà eseguito l'esame.

"Il progetto pilota Rao - spiega il direttore della radiologia Pofi - vuol essere una risposta al bisogno di appropriatezza ormai ineludibile nella sanità pubblica. Il che vale a dire: fare la cosa giusta, per la persona giusta e al momento giusto".

La necessità di abbattere i tempi è dovuto al fatto che le risonanze magnetiche prescritte nel Lazio sono piu' che quadruplicate in 9 anni. Nel 2000, infatti, furono circa 100mila mentre nel 2009 sono salite a 420mila. 

''E' ormai ampiamente dimostrato - aggiunge Pofi - che incrementando l'offerta di prestazioni sanitarie si aumenta anche la richiesta, quindi i costi e, in definitiva, le liste d'attesa''. Ad avviso del medico, le troppe prescrizioni hanno effetti negativi anche sulla salute dei pazienti. ''La Commissione scientifica sugli effetti dalle radiazioni ionizzanti delle Nazioni Unite - spiega- stima che dal 30 al 50% dei casi gli esami di diagnostica per immagini siano parzialmente o totalmente inappropriati. Esami quindi inutili e, anzi, dannosi, perche' comportano un'esposizione superflua a radiazioni''.

''Serve invece - conclude - far comprendere ai pazienti ma anche ai medici di famiglia che gli esami diagnostici devono essere richiesti sono quando ce n'e' effettivo bisogno e che l'attesa per l'erogazione deve essere commisurata al peso clinico della diagnosi. Questa e' anche la strada piu' adeguata per abbattere le liste d'attesa''.




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