

VITERBO – La scure dei tagli torna a stagliarsi minacciosa sugli ospedali della provincia di Viterbo. Lunedì prossimo, i tecnici della Regione Lazio dovrebbero presentare il nuovo piano di rientro del debito sanitario che dovrebbe prevedere l’eliminazione di 2.500-3.000 posti letto nel Lazio. Nel mirino ci sono una trentina di ospedali, quattro dei quali in provincia di Viterbo: Acquapendente, Ronciglione, Montefiascone e Tarquinia. Una vera e propria strage.
Già il piano elaborato da Elio Guzzanti, il sub commissario nominato dal governo Berlusconi, prevedeva l’eliminazione di tutti i posti letto nei quattro ospedali viterbesi e la loro trasformazione in Ptp (presidi territoriali di prossimità), una sorta di poliambulatorio con qualche prestazione sanitaria in più. Una prospettiva, quest’ultima, duramente contrastata dai sindaci dei territori interessati, di qualsivoglia colore politico.
Ad allontanare, anche se non del tutto, l’ombra della scure dagli ospedali viterbesi, come da quelli di tutto il Lazio, era stato il più solenne degli impegni presi dalla neo governatrice Renata Polverini: “Rinegozierò il piano di rientro del debito con il governo. Ma sia chiaro che non accetteremo di tagliare nessun posto letto. A pagare devono essere i responsabili del buco e manager incapaci, no i cittadini”.
Ma stando alle indiscrezioni, nel piano targato Polverini i tagli ci saranno eccome. E tra i primi a sentire odore di bruciato c’è il consigliere regionale dell’Udc Rodolfo Gigli.
“Bisogna evitare tagli di posti letto di carattere orizzontale nelle strutture ospedaliere. E invece indispensabile valutare le esigenze complessive del territorio, senza penalizzare i settori con minore offerta sanitaria” a mandato a dire con una nota diffusa oggi (28 maggio).
“Sappiamo che non è possibile ignorare la necessità di una riduzione di posti letto – aggiunge Gigli -, ma nel rispetto delle prerogative che spettano al presidente-commissario Renata Polverini, auspichiamo che tali scelte vengano tempestivamente portate a conoscenza del consiglio regionale”.
Se le indiscrezioni dovrebbero essere confermate, nella Tuscia resterebbero in esercizio solo gli ospedali di Viterbo e Civita Castellana. Gli altri verrebbero dapprima chiusi e poi riconvertiti in Ptp. Come il San Giacomo di Roma, che è stato sì chiuso, ma che aspetta da oltre due anni di tornare a nuova vita come Presidio territoriale di prossimità. Ma c’è chi è pronto a giurare che verrà convertito, ma in un albergo pieno di stelle.