

VITERBO – Più che un autunno caldo di sessantottiana memoria, questo sembra un dicembre tiepido. Ad una settimana esatta dalle vacanze natalizie, ecco che la protesta studentesca arriva anche nel capoluogo della Tuscia. Con un pizzico di ritardo rispetto al resto d'Italia, e sulla scia dei cortei più o meno tumultuosi già visti a Roma e a Milano nelle ultime settimane, ecco che pure gli studenti delle medie superiori di Viterbo si mobilitano.
Ieri mattina è stato occupato l'istituto magistrale Santa Rosa, in via San Pietro: gli alunni e soprattutto le alunne erano impegnate nel pomeriggio nella preparazione degli striscioni da affiggere dentro e fuori la scuola, per spiegare le ragioni del loro gesto. Sempre ieri mattina una forma di protesta più blanda – vale a dire l'autogestione – è stata adottata dai ragazzi dell'istituto tecnico commerciale Paolo Savi (il Ragioneria, insomma). Che in questa settimana hanno deciso di sostituire le lezioni previste dall'orario d'istituto con attività collaterali, ed autogestite dagli stessi studenti. Resta da vedere se altri istituti del capoluogo e della provincia decideranno di seguire i loro colleghi in questa battaglia. Magari, dicono i maliziosi, attratti dalla prospettiva di anticipare le vacanze natalizie di qualche giorno (non sarebbe una novità, del resto).
Ma per cosa protestano, gli studenti? A sentire loro, le ragioni sono le solite: i tagli decisi dal Governo, che penalizzerebbero l'istruzione pubblica e invece avvantaggerebbero quella privata. Assorbita più o meno dolorosamente la riforma Gelmini che fino ad un paio d'anni fa aveva mobilitato le scuole di tutt'Italia, ecco che a finire nel mirino degli studenti arriva la legge di Stabilità di Letta. Proprio ieri mattina, a Milano, un corteo di studenti è degenerato in tafferugli con le forze dell'ordine e in una protesta molto vivace ai piedi del Pirellone, sede della Regione, interrompendo i lavori del consiglio regionale. Anche se gli stessi comitati studenteschi hanno respinto con sdegno l'accostamento con altre forme di protesta che in questi giorni stanno attraversando l'Italia (vedi i forconi).
A Viterbo la speranza è che le iniziative si svolgano in forme più civili e meno violente.