ANNO 27 n° 259
Saviano:
01/07/2010 - 00:27

VITERBO – Una piazza del Plebiscito gremita ha accolto Roberto Saviano per l’inaugurazione del festival culturale “Caffeina 2010”. Il giornalista - scrittore, che dal 2006 è salito alla ribalta delle cronaca italiana e internazionale denunciando e smascherando i meccanismi interni della camorra con il suo libro “Gomorra”, ha affrontato in un incontro pubblico la tematica della“libertà di raccontare” e lo ha fatto facendo rivivere il ricordo della stagione ’92 – ’93 attraverso la storia due magistrati di grande spessore come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Saviano narrando quella terribile stagione di stragi mafiose ha fatto un parallelismo con l’attualità dei giorni nostri, evidenziando come ancora molta di quell’omertà e di quei automatismi nascosti siano radicati nella società italiana e come siano difficili da cambiare. Il tempo ha modificato la forma ma non la sostanza.

Parlando di Borsellino e Falcone, li ha definiti non come degli “eroi”, perché questa è una parola che allontana le persone dalla realtà, dà loro una dimensione distaccata, fredda, ma piuttosto come uomini “giusti”, uomini fragili, con i loro vizi, con i loro errori ma che in determinate circostanze sanno agire nel modo corretto, sanno prendere decisioni coraggiose per il bene collettivo.

Raccontando la loro storia non poteva sottacere il dramma del vivere sotto scorta e soprattutto le critiche e le calunnie che molto spesso vengono dal di fuori, da chi non può capire cosa significhi vivere in quella condizione, condizione che lui subisce in prima persona. “Non è piacevole stare sotto protezione – dice Saviano – vivere perennemente in uno stato di isolamento, di diffidenza, di delegittimazione, di attacco quotidiano. L’Italia, però, dimentica questi aspetti. Per le organizzazioni mafiose è molto più facile screditare, isolare i magistrati piuttosto che ucciderli, perché così si mina la loro credibilità”. “L’invito che rivolgo ai miei lettori – continua – è di capire bene chi muove le accuse, qual è il suo progetto per andare oltre questi meccanismi. Un paese incattivito, che vuole allontanare le responsabilità da sé, trovare spiegazioni facili, si abbandona e crede ciecamente alle critiche senza farsi mai delle domande”.

Da qui lo scrittore casertano non manca di puntare l’attenzione sull’attualità dei giorni nostri, di come sia possibile che per un sottosegretario allo sviluppo economico (Nicola Cosentino) l’antimafia richieda l’arresto perché “organico del clan dei Casalesi”, o perché un senatore affermi che “Mangano sia il proprio eroe” oppure come mai un presidente del consiglio arrivi a chiedere di non parlare di mafia perché altrimenti la si potrebbe alimentare.

“Sostenere questa affermazione è come dire che chi scrive di oncologia diffonde il cancro – ha commentato ironicamente Saviano – il silenzio non può essere lo strumento per sconfiggere la mafia, il silenzio è morte. E’ necessario, invece, fare luce sui i meccanismi interni alle organizzazioni criminali, solo così i cittadini saranno in grado di riconoscerli, di cambiarli. Quello che ha detto Berlusconi ti fa star male, ti ferisce, soprattutto se si pensa ai caduti”.

“L’omertà – ha concluso il giovane scrittore – non è solo il non denunciare, ma è anche il non voler conoscere, il non voler sapere, il non volersi indignare, non andare oltre quello che dicono i telegiornali. Smuovere le coscienze fa paura. Su questi argomenti non è pensabile avere il livello di tolleranza a cui ci stiamo abituando. Per combattere la mafia bisogna saper vivere da uomini”.

Un lungo applauso ha poi salutato Roberto Saviano, che nonostante le misure di sicurezza si è fermato a firmare le copie del suo libro. Unico momento di polemica c’è stato sul finale quando un casertano residente a Viterbo ha chiesto a Saviano di chiedere scusa a tutti suoi compaesani per aver detto dopo la morte di Pietro Taricone che lui era stato fra i pochi a difenderlo dopo le accuse di Berlusconi. Momento di critica durato molto poco e coperto dal calore di un numeroso pubblico che più volte nel corso della serata ha dimostrato il proprio apprezzamento per l’autore di “Gomorra”.




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