

VITERBO – (ale.s.) Torneranno a produrre ortaggi, verdura e formaggi - ma non cannabis - i gestori dell’azienda agricola di Vetralla arrestati all’alba del 31 maggio scorso dai carabinieri della stazione locale agli ordini del maresciallo Angelo Ciardiello.
Il proprietario della sconfinata tenuta, S.R., 55 anni, il figlio S.A. (27), e la compagna, F.T., 26 anni, sono stati sottoposti ad interrogatorio di garanzia ieri mattina: il giudice per le indagini preliminari, convalidando il fermo, li ha rimessi in libertà ordinando a loro carico l’obbligo di firma.
Tutti e tre devono rispondere di detenzione, produzione e coltivazione ai fini di spaccio.
Il blitz dell’operazione denominata “Happy farm” era scattato alle 5 di giovedì scorso, quando gli uomini dell’Arma, dopo aver perlustrato da capo a piedi i tredici ettari di terreno in cui si trova l’azienda agricola, avevano rinvenuto una grotta naturale trasformata in serra sofisticatissima, dotata di impianti di umidificazione, irrigazione e illuminazione. Con tanto di essiccatoio, poco distante dalla grotta e nascosto da teloni di plastica.
Nella serra erano state recuperate la bellezza di settanta piante adulte per un totale di oltre ventisette chili di marijuana; mentre sparsi in diversi nascondigli della taverna erano state trovate confezioni di cellophane (con una foglia di marijuana come logo) da 50, 20, e 10 grammi dello stesso tipo di droga per un totale di un altro chilo di stupefacente.
Secondo gli investigatori, S.R. aveva deciso di “convertire” la sua tenuta agricola in “centrale di spaccio” per fronteggiare la crisi economica e sbarcare il lunario.
Adesso, però, al posto della foglia di marijuana, dovrà inventarsi un altro marchio di fabbrica per commercializzare i suoi prodotti.