ANNO 27 n° 266
Scoperta la più antica tomba etrusca dipinta di Tarquinia

TARQUINIA - Potrebbe essere la più antica tomba etrusca dipinta mai rinvenuta a Tarquinia, quella scoperta dagli archeologi nel grandioso sepolcreto della Doganaccia, caratterizzato dalla presenza di due enormi tumuli del periodo orientalizzante (VII secolo a.C.), denominati del Re e della Regina. Proprio in quest’ultimo tumulo, mai esplorato prima, e stata riportata alla luce l'anticamera di una maestosa sepoltura, dal diametro di circa 40 metri, con i resti di un raro intonaco del VII secolo a.C., decorato con quelle che dovrebbero essere le più antiche pitture etrusche d’Etruria. Probabilmente fu realizzata per un personaggio di spicco della comunità tarquiniese, di rango aristocratico e di ruolo probabilmente regale, vicino alla figura dei re etruschi: i lucumoni. E’ la più grande struttura a tumulo di Tarquinia finora nota. L'eccezionale scoperta è avvenuta durante la campagna di scavi condotta dall'Università di Torino e dalla Soprintendenza all'Etruria Meridionale, coordinata da Alessandro Mandolesi. La tomba, nella parte anteriore, presenta un largo accesso, un vero e proprio piazzale a cielo aperto utilizzato per le celebrazioni e gli spettacoli in omaggio al nobile defunto. E’ molto probabile che all'origine di questo modello introdotto in Italia centrale ci siano proprio architetti di formazione orientale sbarcati a Tarquinia circa 2700 anni fa, che qui avrebbero introdotto innovativi modelli architettonici. Il locale è in gran parte rivestito di un consistente intonaco bianco in gesso alabastrino, secondo una modalità in uso a Cipro, Egitto e nell'area siro-palestinese. Si tratta di un raro esempio di rivestimento murario, finora sconosciuto in Etruria ed ha restituito tracce di pitture costituite da una fascia orizzontale di colore rosso che doveva svilupparsi su tutti i lati dell'ingresso, sopra la quale si individua, al momento, una raffigurazione di incerta lettura. Se il prosieguo degli scavi confermerà la datazione dei decori, si tratterebbe della più antica manifestazione di pittura funeraria tarquiniese, realizzata peraltro in un ambiente aperto che precede la camera funeraria, e quindi accessibile. La nuova testimonianza rialzerebbe così di qualche decennio le prime esperienze pittoriche del centro etrusco (fino ad oggi rappresentate dalle raffigurazioni della Tomba delle Pantere), noto nel mondo proprio per le sue tombe dipinte, e per queste riconosciuto dall’Unesco patrimonio culturale dell’Umanità.




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