

di Domenico Savino
VITERBO - Prevenire è meglio che curare. L’antico adagio si applica perfettamente alla campagna di sensibilizzazione della Asl di Viterbo per lo screening mammografico. Infatti fino al 4 luglio il camper per effettuare il test fa tappa nella Tuscia. Le donne del capoluogo sembrano quelle più pigre nell’effettuare le analisi, mentre in provincia si registra una presenza maggiore nei camper.
L’unità mobile di screening mammografico è stata attiva a Roccalvecce e a Grotte Santo Stefano, mentre dal 14 febbraio al 20 marzo saranno interessate le frazioni di Bagnaia, La Quercia e Viterbo città in piazza del Sacrario nell’ex Chiesa degli Almadiani. Sarà possibile effettuare sia il test mammografico che le analisi per il pap test e per la prevenzione del cervicocarcinoma (tumore al collo dell’utero). Sono circa novantamila le donne della Tuscia potenzialmente interessate al progetto di screening, una popolazione che va dai 25 ai 64 anni per il tumore al collo dell’utero, mentre le donne tra i 50 e i 69 anni sono la popolazione bersaglio delle mammografie.
''I programmi di screening – ha sottolineato questa mattina in conferenza stampa il commissario della Asl di Viterbo Antonio De Santis – sono utilissimi nell’ottica della prevenzione e della cura della malattie che sono l’obiettivo principale della campagna di prevenzione. Lo screening ha anche due risvolti altrettanto importanti, quelli che riguardano le ricadute sociali ed economiche''. Alla conferenza di presentazione della campagna erano presenti l’assessore Maria Antonietta Russo che ha assicurato la collaborazione dell’istituzione di Palazzo dei Priori, e le due responsabili dello screening Silvia Brezzi e Maria Teresa Strassera.
''Nella Asl – hanno detto la dottoressa Brezzi, direttore del coordinamento programmi di screening, e la dottoressa Strassera referente del programma di screening mammografico – sono attivi tre progetti, quello per prevenire il tumore alla mammella, al collo dell’utero e al colon retto. Si tratta di esami gratuiti per quali è dimostrata l’efficacia scientifica, con personale qualificato che effettua le analisi. Lo screening del cervicocarcinoma interessa una popolazione bersaglio di 90mila donne. Oltre ad eseguire il pap test, si entra all’interno di un programma che comporta la possibilità di essere chiamati ogni due anni e sottoporsi alla cura preventiva. Qualora il risultato fosse normale le donne ricevono la risposta a casa, mentre se dal test dovesse emergere qualche alterazione la donna viene contattata da personale concordato per eseguire gli approfondimenti necessari (visita senologoca, ecografia, prelievo con ago, proiezioni mammografiche, n.d.r.)''.
Nel 2012 l’adesione al programma di screening è stata del 44% nella Tuscia (dato superiore alla media nazionale, 40%, e alla media regionale 30%). Spesso le donne sono timorose nel sottoporsi ai test e ci possono essere degli ostacoli vari “Mancanza di tempo o sfiducia nel sistema sanitario o ancora difficoltà logistiche: sta a noi – hanno concluso Brezzi e Strassera – farli superare”. La battaglia per vincere i tumori, o comunque contrastare la malattia e allungare la speranza di vita passa anche, e soprattutto, dalla prevenzione.