

Continua la rassegna SENTIERI D’ASCOLTO 09 – PIRANDELLO E POI, promossa dall’Assessorato alla Cultura della Regione Lazio in stretta collaborazione con la Facoltà di Lingue dell’Università della Tuscia e con il Comune di Viterbo, e organizzata dall’Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio (A.T.C.L.).
Il 21 aprile alle ore 11 presso l’Auditorium della Facoltà di Lingue DA PIRANDELLO A OGGI: ESPERIENZE DI NUOVA DRAMMATURGIA performance ME VOJO SARVÀ – NESSUNO CI GUARDA di e con Eleonora Danco
Dopo una serie di incontri e spettacoli dedicati interamente alla figura di Luigi Pirandello, SENTIERI D’ASCOLTO/PIRANDELLO E POI focalizza l’attenzione sulla drammaturgia contemporanea, per rivelarne l’evoluzione a partire dal grande autore siciliano del secolo scorso. Cosa è adesso la drammaturgia in Italia? ME VOJO SARVÀ e NESSUNO CI GUARDA sono due monologhi scritti e interpretati da Eleonora Danco, definita dalla critica una “kamikaze della scrittura e della performance”.
In Me Vojo Sarvà, recitato in slang romanesco, personaggi di strada (una strada intesa sia come luogo interiore che come marciapiede), dagli stati d’animo violenti e poetici (sottolineati dalle musiche scelte da Marco Tecce) sono colti mentre soffrono, amano, bramano, pretendono, urlano, aggrediscono, sfogano, subiscono, partono, sbroccano, gonfiano il petto, si colpiscono per dichiarare amore e si distruggono correndo incontro alla morte in cerca di verità, ritratto di un’umanità intrisa di una poesia ruvida e commovente. Nessuna concessione alla forma, al bel gesto, al tono rassicurante: la parlata romana permette all’autrice di scavare nelle viscere delle ragioni popolari e all’attrice di abbattere la quarta parete con una semplice inflessione, mentre schizza da una zona d’ombra all’altra. Nella seconda parte, l’atto unico Nessuno ci guarda è ispirato alla pittura di Jackson Pollock: trattare la scrittura come fosse colore. Una donna entra ed esce dall’infanzia. Attraverso una continua trasformazione interiore diventa la persona adulta, l’adolescente, la bambina, la madre, il padre, gli amici. Obblighi e rifiuti, attrazione inconscia per il padre, desiderio di morte per la madre. Abbandonata la parlata romanesca, la Danco invita ora, senza inflessioni, a ricordare i giochi d’infanzia, a rivivere quella dolce vita dei grandi con struggente malinconia.