Serra: “Sull’Arcionello conflitto istituzionale tra Comune e Regione”
VITERBO - Sull’Arcionello il Comune rischia un conflitto istituzionale con la Regione. E la delibera approvata non ha valore, perché la competenza in materia resta della Pisana. Servirebbe, invece, avviare un processo condiviso con tutti i soggetti interessati al futuro dell’area. E’ il senso dell’intervento del consigliere comunale del Partito democratico, Francesco Serra.
Riportiamo il testo dell’intervento:
“La prospettiva concreta di realizzazione dell’area protetta è indubbio nasca dal moto culturale, civile, sociale, sostenuto dal coordinamento “Salviamo l’Arcionello”. Nasce da una reazione alla prospettiva minacciosa di un pesante intervento edilizio sull’area. Senza quest’azione, il tema non sarebbe all’ordine del giorno. Su questo terreno, quindi, si sono ottenuti innegabili e positivi risultati.
Secondo Serra, durante la scorsa seduta del consiglio, ha messo in luce due questioni importanti: come mai l’allegato alla delibera che proponeva la perimetrazione dell’area protetta non venne approvata insieme al piano integrato nella stessa seduta, e poi perché si è lasciato passare tutto questo tempo mentre in Regione si sta approvando un altro tipo di perimetrazione?
Per quanto riguarda la prima questione, Quella sera il sindaco Gabbianelli, in accordo con l’allora leader del comitato Antonello Ricci, propose la perimetrazione così com’è sostanzialmente oggi, con un emendamento - mettendo in seria difficoltà politica la sua stessa maggioranza ed anche noi della minoranza. Per cui, per non forzare la situazione che era diventata elettrica il sindaco e la maggioranza approvarono il piano integrato, allegando la perimetrazione ma non approvandola e riamandola ad una successiva discussione.
Sinceramente non so dare una spiegazione al comportamento contraddittorio del Comune. E’ chiaro che poi la crisi in Comune e le nuove elezioni hanno portato a una dilatazione dei tempi tali che andiamo a chiudere la stalla quando i buoi sono quasi tutti scappati.
Non ho votato a favore della proposta per un motivo semplice e chiaro: non intendo, per il bene della città, che si crei, su un tema così importante come quello dell’istituzione di un area protetta che parte dall’interno della città e di quelle dimensioni, un conflitto istituzionale tra comune e regione. Tutto dobbiamo augurarci per la città tranne un conflitto istituzionale che avrà un solo risultato concreto: l’impasse totale.
Anzi, forse un altro risultato si otterrà e cioè che in quell’area non si costruirà. Questo già mi sembra un buon risultato, ma permettetemi di dire non è certo questo il risultato atteso da chi ritiene necessario la pianificazione e la riqualificazione della zona. E queste sono le attese dei cittadini. Per sapere come andrà a finire basta fare l’esempio delle terme Inps.
Prima di fare una proposta - che spero possa essere condivisa - voglio però aggiungere una cosa, su cui concordo pienamente con l’ex sindaco e presidente del consiglio Gabbianelli: non si può istituire un’area protetta, come la Regione si appresta a fare, che si insinua nella città ed arriva a non più di un km dal palazzo comunale, senza che le istituzioni cittadini possano dire la sua. Però, non è certo contrapponendo una delibera comunale, sostanzialmente di nessun valore, vista la competenza regionale, che possiamo ottenere il risultato sperato di avere il ruolo che ci spetta. Facendo in questa maniera aumentiamo solo il rischio di un conflitto istituzionale di cui faremmo tutti volentieri a meno.
L’area che si va a perimetrare non è una riserva di “caccia”, ma un’area articolata con una parte cittadina, una parte costituita da emergenze storiche, ed un’altra dove prevale l’aspetto naturalistico-ambientale. Quindi, con esigenze e caratteristiche molto diverse fra loro. E’ questo che si deve far capire alla Regione. La soluzione non può essere certo quella di contrapporre una perimetrazione ad un’altra.
Infine, l’istituzione di aree protette, che mi vede favorevole, ritengo però non possa avvenire senza il consenso preliminare e consapevole del territorio che la ospita. Mi spiego meglio: sulla questione deve esprimersi il consiglio comunale ma ritengo che lo stesso debba pervenire a questa decisione avendo acquisito un processo partecipativo dei settori sociali - penso agli agricoltori - ed anche alle comunità più prossime all’area - gli abitanti di Bagnaia e La Quercia . La gente deve valutare ed essere consapevole sia delle opportunità sia dei vincoli che l’istituzione dell’area comporta.
Il sindaco ha l’opportunità, non avendo su questo tema una storia pregressa, di determinare una discontinuità rispetto al passato, innescando un processo virtuoso che non determini un conflitto istituzionale, riprendendo le fila di un discorso interrotto ma che non può dirsi concluso fino a quando non ci sarà l’approvazione in consiglio regionale.
Per questo, ho proposto di ritirare la proposta di perimetrazione avanzata dalla maggioranza, avviare un confronto sul tema con la città attraverso le associazioni ambientaliste, le organizzazioni di categoria sindacali e delle imprese e le forze politiche, aprire un tavolo istituzionale al quale debbano sedersi la Regione Lazio e il Comune di Viterbo e da cui esca una soluzione condivisa che tenga conto degli interessi della nostra città, di un suo sviluppo armonico e del miglioramento della qualità della vita”.