ANNO 27 n° 263
Sesso con trans in cambio di favori, in manette pm della Dda
Il magistrato arrestato ieri mattina si è occupato di alcune vicende viterbesi
24/01/2013 - 04:00

VITERBO – “Roberto Staffa è un galantuomo che si è sempre dedicato al lavoro; un magistrato che ha sempre anteposto il dovere e gli impegni professionali alle esigenze personali. Dubito fortemente delle accuse che sono mosse a suo carico”. A dirlo è l’avvocato Salvatore Volpe, difensore del magistrato arrestato ieri mattina dai carabinieri su ordine del giudice per le indagini preliminari di Perugia competente per i reati commessi da magistrati romani, su richiesta della procura. E, alla fine, verrà pure fuori che Staffa sia un pm tutto d’un pezzo, ma dovrà dimostrare l’infondatezza dei reati contestati. Che non sono pochi: concussione, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio.

Staffa, in buona sostanza, avrebbe fatto favori in cambio di prestazioni sessuali, alcune delle quali si sarebbero consumate anche negli uffici del tribunale di Roma. (Notizia che ha provocato un certo imbarazzo a piazzale Clodio).

Il pm, come magistrato della Direzione distrettuale antimafia (solo recentemente non era stato riconfermato nel pool), si è occupato di diverse vicende giudiziarie viterbesi. Nell’ambito del processo contro un imprenditore di Ischia di Castro condannato ad otto anni dal tribunale di Viterbo per aver ridotto in schiavitù quattro dipendenti della sua azienda, Staffa ha rappresentato la pubblica accusa; mentre è ancora in corso il procedimento giudiziario circa la presunta riduzione in schiavitù di cinque indiani.

A mettere nei guai Staffa sono state le dichiarazioni fatte un anno e mezzo fa da un transessuale fermato a Roma nel corso di una operazione anti prostituzione. Il viado ha riferito di aver avuto favori in cambio di sesso da parte del magistrato. Da qui le indagini coordinate per competenza dalla procura di Perugia, che attraverso l’uso di telecamere nell’ufficio del pm, avrebbe trovato i riscontri alle accuse. In particolare una telecamera nascosta nel suo ufficio lo avrebbe ripreso mentre consumava un rapporto sessuale con una persona legata ad un indagato.

Il pm Staffa era approdato alla procura di Roma circa 15 anni fa dopo una importante esperienza professionale come presidente della corte d’assise di Venezia. In tale veste, nel ’97, condannò a 19 anni di reclusione l’ex boss della banda del Brenta, Felice Maniero per 9 omicidi. La prima inchiesta importante nella Capitale che regalò una certa notorietà a Staffa - come riporta il Fatto Quotidiano - fu quella sugli aborti clandestini avvenuti presso la clinica Villa Gina e che culminò con numerosi arresti, tra cui quelli del professor Ilio Spallone e del nipote Marcello, figlio di Mario, che fu il medico di Togliatti. A medici e paramedici, Staffa contestava l’omicidio di feti (tritati o soffocati) giunti anche all’ottavo mese di gestazione.

Successivamente il pm si è occupato dei reati sulla persona (violenze sessuali, maltrattamenti in famiglia, riduzioni in schiavitù) e di violazione delle legge sugli stupefacenti, come magistrato della Dda.




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