ANNO 27 n° 271
S'indaga per istigazione al suicidio
Nel suo ultimo messaggio Claudio Crescentini indica le 10 persone cui avrebbe prestato i 300mila euro spariti dall'ufficio postale di Blera per i quali si sarebbe impiccato.
02/06/2013 - 04:00

VITERBO – Al momento è solo un’ipotesi investigativa, ma la squadra mobile di Viterbo, incaricata delle indagini sulla morte di Claudio Crescentini, il direttore dell’ufficio postale di Blera, trovato impiccato nel casolare di famiglia, hanno imboccato la pista dell’istigazione al suicidio. Una pista che, secondo quanto si è appreso, sarebbe scaturita dal biglietto lasciato dall’uomo prima di togliersi la vita, nel quale indicherebbe i nomi delle 10 persone cui avrebbe prestato i 300mila euro spariti dalle casse dell’ufficio che dirigeva.

Una circostanza, quest’ultima, che getta una nuova luce sull’inspiegabile suicidio di Crescentini. Innanzi tutto, gli investigatori vogliono appurare se i dieci prestiti da 30mila euro ciascuno siano stati concessi a persone che non hanno alcun collegamento tra loro o se, al contrario, siano riconducibili ad un unico beneficiario, ma spacchettato in 10 parti.

Vogliono anche capire come sia stato possibile che, un funzionario notoriamente attento e scrupoloso qual era Crescentini abbia concesso prestiti così ingenti senza le dovute garanzie. L’ipotesi che si affaccia, infatti, è che l’uomo si sia suicidato proprio perché non riusciva ad ottenere la restituzione dei 300mila euro e non sapeva come giustificare l’ammanco con i suoi superiori.

E non è ancora tutto. Nel mirino della squadra mobile ci sarebbe anche un’altra ipotesi: Crescentini potrebbe essere stato in qualche modo costretto a concedere i prestiti (o il prestito) per sapendo che non avrebbe mai ottenuto la restituzione dei 300mila euro. E pe questo si sarebbe suicidato. O meglio sarebbe stato indotto a suicidarsi.

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