

Riceviamo e pubblichiamo:
“L’indifferenza è il peso morto della storia” Così scriveva Antonio Gramsci dal carcere. “E quando c’è indifferenza, prima o poi a pagare sono le comunità”. Ugo Sposetti, capogruppo del Partito democratico in consiglio comunale, cita Gramsci per spiegare come “Viterbo è una città che ha perso la forza di indignarsi”. E per analizzare tutti i perché del no al Bilancio redatto dalla giunta Marini.
“Già prima della consultazione elettorale – ha affermato Sposetti – mi ero concentrato su alcune vicende che hanno interessato Viterbo, riproposte nelle ultime settimane da due episodi: la caduta di un albero a Prato Giardino e il ritrovamento di siringhe vicino all’asilo nido di Santa Maria in Volturno. Due vicende che hanno riguardato da vicino i bambini, che attengono alla civiltà di una città, ma che non hanno generato proteste da parte delle famiglie”.
“La stessa indifferenza – ha continuato – l’abbiamo registrata poco prima del voto delle Europee, quando 35 persone tra amministratori e dirigenti del Comune e di società collegate hanno ricevuto la comunicazione della conclusione delle indagini sulle partecipate.
A 10 giorni dal voto, titoli di giornale che parlano di associazione a delinquere a me disturbano, ma la città è rimasta silente, così come il sindaco e il consiglio comunale. Questa città non viene minimamente scalfita da queste vicende, così come dal degrado che imperversa”.
“Sul Bilancio – ha ricordato – il sindaco disse che, nonostante i debiti di Cev, Francigena e Robur, non ci sarebbero stati tagli ai servizi o aumento dei tributi. La realtà è però diversa, basti citare l’incremento del 15% della Tarsu. Il gruppo del Pd, tramite gli emendamenti, ha portato alla luce carenze e segnalato scelte che avrebbero potuto essere fatte. Prediamo le tematiche del sociale e della cultura: nessun confronto è stato fatto.
Prendiamo le scuole: da un’indagine del consigliere Linda Natalini risulta che solo un edificio possiede l’agibilità, ma il sindaco e la giunta non se ne interessano. I revisori dei conti hanno fatto un richiamo sulle spese per il personale e gli incarichi di collaborazione autonoma. Io chiedo: come viene tenuto sotto controllo il costo del personale, che è una delle voci più consistenti di un Bilancio? Ricordo poi che Robur, Siit e Talete sono tre società con altrettanti cda e collegi sindacali, e con intrecci di crediti e debiti tra loro.
Ritengo che queste tre società debbano avere un unico cda con un mandato a tempo determinato, di sei mesi, per rivelare qual è la situazione. Così come sono, producono solo un guadagno per le banche, posti nei cda e nei collegi sindacali e, ripeto, danni per i contribuenti”.
Altre vicende richiamate dal capogruppo del Pd sono le vertenze dei lavoratori dei parcheggi, la scuola di Santa Barbara, il condono edilizio e la vendita del 51% del Giovanni XXIII. “A garantire il numero necessario per approvare l’alienazione – ha detto – è stato il rappresentante del Comune, visto che l’altro si era già dimesso, e uno della Regione non ha partecipato alla votazione della delibera.
Mi chiedo: chi ha fatto la valutazione del bene? Perché non c’è ancora stato un riscontro finanziario alla vendita del 51% delle azioni? Vi abbiamo costretto a modificare l'avviso di gara per gli impianti sportivi. Ritengo poi inopportuna la manifestazione di smodata ricchezza avvenuta qualche sabato fa con la cena di beneficenza organizzata nel giardino del palazzo comunale dagli ‘Amici delle Ferrari’”.
“Tutti i casi citati – ha concluso – sono esempi della caduta morale di pezzi della società viterbese. Questa è una città smarrita, che ha paura di interrogarsi, di aprire un dibattito, di alzare la voce, di affrontare un ragionamento sui valori e sull’etica. Di indignarsi”.