ANNO 27 n° 262
Strinati ospite del liceo Ruffini
Darà un suo parere critico sulla ''Pala del Redentore''
11/03/2013 - 17:14

VITERBO - Nel lontano 1983 Viterbo ospitò una importante mostra che si proponeva di dare un contributo solido a fare luce su quello che era stato il Quattrocento in città e provincia per quanto concerne Architettura e Arte Civile, Codici Miniati e Manoscritti, oltre che pittura. Di quella importante mostra esiste un catalogo preziosissimo che andrebbe certamente ristampato. Fra i tanti studiosi che diedero un deciso apporto a questa mostra anche Claudio Strinati, che curò una scheda sul dipinto conservato nel Duomo e che da alcuni mesi è oggetto di ricerca e studio per gli studenti del liceo Ruffini.

E lo stesso Strinati sarà ospite del Ruffini per dare un suo parere critico sulla pala del Redentore, sulla Viterbo quattrocentesca e sulla sua centralità nel panorama culturale cittadino e 'nazionale'. Le acque termali di Viterbo erano un grande richiamo per papi e re che spesso afflitti da perenni gotte, vi si incontravano.

Già a novembre dello scorso anno intervennero con un loro contributo i restauratori della pala, Giantomassi e Zari, che in una conferenza aperta alla cittadinanza, tenutasi presso l'aula magna del liceo, ci aiutarono a comprendere da vicino, grazie alla loro trentennale esperienza, i delicati problemi legati alla conservazione e alla tutela del dipinto su tavola raffigurante il Cristo Benedicente. Ricordiamo brevemente la storia di questo capolavoro.

Eseguito e datato nel 1472, non reca alcuna firma e su di esso non sono stati rintracciati, allo stato attuale, documenti che possano indicare con certezza ne il nome dell'autore del dipinto, (si restringono i nomi a due artisti miniatori che lavoravano insieme a Siena in quel periodo, Gerolamo da Cremona e Liberale da Verona), ne il committente di profilo con le mani giunte, (forse il Vescovo Jennari che morì nell'agosto del 1472, oppure il Vescovo Settala che gli successe nel settembre dello stesso anno), ne il quarto Santo alle spalle del Cristo e di Giovanni Battista, (San Pietro martire o San Domenico Guzman).

Realizzato a tempera con rifiniture ad olio, su quattro tavole di pioppo, commesse con chiodi e giunti a farfalla,  è stato oggetto di restauro grazie all’intervento della soprintendenza e ad un contributo della fondazione Carivit, nel 2007.




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