

Mitologia e danza si fondono domani sera, domenica 11 luglio, alle 21 all'anfiteatro romano di Sutri dove va in scena "Le Erinni giungeranno" da Eschilo e Sofocle, drammaturgia A. Gatti – S. Tringali regia e coreografia di Aurelio Gatti con Gianna Beduschi, Carlotta Bruni, Paola Bellisari Giuseppe Bersani, Benedetta Capanna, Annalisa D’Antonio Gioia Guida, Rosa Merlino e Sebastiano Tringali. Lo spettacolo fa parte di "Teatri di Pietra" rassegna di danza frutto della collaborazione fra CDL Circuito Danza Lazio, Pentagono Produzioni Associate e Regione Lazio. Con “L'Attesa” del settembre 2009 si è realizzato il primo studio per Le Erinni - progetto di lavoro sulla re-interpretazione della tragedia classica .
Nelle “Erinni giungeranno” si sviluppa e si affronta il tema del classico attraverso la visione dell'interprete sulla scena: un vecchio attore in scena‚ "padrone" di numerose trame e mille personaggi‚ egli stesso cangiante nei ruoli di vittima e carnefice‚ si confronta con il pathos della tragedia‚ con il senso tragico del coro. Quasi a confermare che non può esserci "tragedia" senza la presenza‚ la partecipazione e l'interlocuzione con il coro - specchio e alter ego del protagonista‚ il vecchio attore ‚ al di là della scena‚ si trova a misurarsi con le Erinni - vendicatrici dei misfatti efferati‚ ma anche monito e rimorso per coloro che hanno trasceso l'ordine "naturale" e il "legame di sangue".
I legami profondi della tragedia‚ traditi da un soggettivismo interpretativo estraneo alla natura della tragedia stessa‚ sono a invocare il ritorno delle Erinni‚ e queste giungeranno. Forse una metafora dell'epoca contemporanea in cui l' impietoso oltraggio “all'armonia e all'ordine naturale” svela l'impostura di una esistenza in cui l'uomo si limita ad essere comparsa di vite d'altrui.
Le Erinni sono, nella mitologia greca, le personificazioni femminili della vendetta (Furie nella mitologia romana). Secondo la leggenda esse nacquero dal sangue di Urano, fuoriuscito quando Crono lo mutilò, mentre un'altra tradizione le dice figlie della Notte. Erano tre sorelle demoniache abitatrici degli inferi: Aletto, Megera e Tisifone. Secondo la più accreditata interpretazione, esse rappresentavano il lancinante rimorso che scaturiva dai fatti di sangue più efferati. Al fine di placarle, vennero chiamate anche Eumenidi. Ed è con questo nome che Eschilo compose la terza tragedia dell'Orestea in cui, braccato dalle Erinni per il matricidio, Oreste si sottopone al processo e, per intervento di Apollo e Atena, viene assolto.