

Si è svolta ieri mattina, davanti al gup Franca Marinelli, l’udienza preliminare per tentato omicidio a carico di Giorgio De Vito, il napoletano 35enne sulle cui spalle pesa già un altro procedimento giudiziario: quello dell’omicidio di Marcella Rizzello, la giovane mamma di Civita Castellana uccisa a coltellate davanti agli occhi della figlioletta Giada, di soli 14 mesi all’epoca dei fatti (era il 3 febbraio 2010).
Per la pubblica accusa, lo ricordiamo, è lui ad aver assassinato Marcella con la complicità dell’ex compagna Mariola Henrycka Michta, già condannata in primo grado a 18 anni.
Ma, ieri, De Vito era in aula per un altro processo che lo vede sul banco degli imputati, e cioè il tentato omicidio di Emiliano Liberati, operaio di Fabrica di Roma.
La cronaca del fatto. Siamo nel maggio 2010: tre mesi prima si è consumato il delitto della Rizzello e la Michta, separatasi subito dopo il fatto da De Vito, si trasferisce da Liberati. Il 12 maggio, spinto dalla gelosia, il napoletano invita l’ex compagna a casa per prendere le ultime cose che aveva lasciato.
Ma è un tranello. La polacca, accompagnata dall’operaio, trova De Vito che aggredisce entrambi con una scimitarra. Liberati rimane ferito e viene ricoverato in ospedale con prognosi riservata. Il napoletano viene arrestato e, un paio di settimane più tardi – attraverso la comparazione del suo Dna con quello rinvenuto nella villetta in via dei Latini dove abitava Marcella – si scopre che è sempre lui l’autore dell’omicidio della donna.
Il processo. Nell’ambito di questo secondo processo sia la Michta (difesa dall’avvocato Roberto Fava), sia Liberati (rappresentato dal legale Antonio Carlevaro) si sono costituti parte civile. E, ieri mattina, non sono mancati momenti di forte tensione, tanto che, ad un certo punto, i legali di De Vito (Mario Rosati ed Enrico Valentini) sono stati costretti a chiedere una sospensione di qualche minuto per far calmare il loro assistito.
La prima ad essere ascoltata è stata la polacca che, sebbene sia stata messa in difficoltà da Rosati e Valentini, ha confermato le accuse nei confronti dell’ex convivente. Completamente contrastante la versione di quest’ultimo. “Io sono arrivato a casa e ho trovato loro due che stavano rubando”, ha detto, arrivando a tacciare il pm Petroselli di essere “un bugiardo”. A quel punto la sospensione.
La seduta è stata quindi aggiornata al 16 giugno e, il giorno successivo, De Vito tornerà nel palazzo di giustizia viterbese per essere giudicato, in Corte d’assise con rito immediato, per il delitto Rizzello.