

VITERBO – Correva l’anno 2008 quando Silvio Berlusconi, in piena campagna elettorale (proprio come sarebbe stato cinque anni dopo), durante un comizio al PalaMalè per sostenere la candidatura di Giulio Marini a sindaco, pronunciò parole ritenute offensive nei confronti di Antonio Di Pietro.
All'allora parlamentare dell'Idv, in particolare, non era affatto piaciuta la frase ''Di Pietro ha conseguito la laurea grazie all'aiuto dei servizi segreti''. L’ex magistrato ricorse alle vie legali, denunciando il Cavaliere per diffamazione. Era il 26 marzo 2008 e, oggi, il procedimento è ancora aperto.
All'epoca, il giudice viterbese si rivolse alla Camera dei deputati per sapere se Berlusconi, in quanto parlamentare, poteva essere giudicato da un tribunale ordinario. Da Roma la risposta fu che le frasi erano state pronunciate nell'esercizio delle funzioni parlamentari e che quindi non poteva essere processato.
Contro questa decisione la Procura viterbese aveva fatto ricorso per Cassazione che, poi, aveva dato ragione al ricorrente. ''Ritenere non punibile Berlusconi, in quanto avrebbe agito nelle sue funzioni di parlamentare, trascura di considerare che quelle frasi sono state pronunciate in un comizio al di fuori delle aule parlamentari e inoltre non facevano riferimento ad attivit svolta in sede istituzionale''.
Successivamente la suprema Corte rimise il processo nelle mani del giudice di pace viterbese.
Martedì, quest'ultimo, ha sollevato per il conflitto di attribuzione chiedendo proprio alla Corte Costituzionale di decidere se sulla vicenda si debba pronunciare il potere giudiziario, quindi il tribunale ordinario. Oppure se sia competenza di quello legislativo, cioè del Parlamento.