

LUBRIANO -
Dopo il successo della rassegna dedicata al Teatro Incivile, la compagnia Teatro Null torna all’attacco con una Trilogia della Catastrofe (Teatro dei Calanchi: 9, 10, 11 aprile ore 21.00) ideata e condotta da Gianni Abbate. Si parte il 9 aprile con le atmosfere notturne di leopardi@infinito.it; per proseguire con l’eterno mito di Moby Dick il 10 aprile e approdare al concerto spettacolo il 11 dedicato al Naufragio con spettatori.
Un titolo e un filo rosso che giocano con l’ironia per una citazione dal più classico teatro greco: la catastrofe, o meglio καταστροφÞ, infatti, in drammaturgia è la parte finale e risolutiva delle vicende dei personaggi. Dal greco antico, un termine composto da katá (basso, fondo, termine) e stréphein (girare): come a dire “cadere”, ma anche "volgere alla fine. Non a caso la catastrofe, nella tragedia greca, termina sempre con la catarsi. Per Platone il momento catartico coincide con il liberarsi dalle catene che permette al prigioniero l'uscita dalla caverna; il risveglio dal modo di vivere letargico dell'uomo comune per arrivare a una vita degna di essere vissuta. E, in senso più ampio, Platone intende per "catarsi" un processo conoscitivo attraverso il quale ci si libera dalle impurità dello spirito memori dello stato di purezza originaria, quello del mondo delle idee dove domina il Bene.