ANNO 27 n° 278
Un parco dedicato al piccolo Giuseppe Di Matteo, sciolto nell'acido dalla mafia

I consiglieri comunali Enrico Maria Contardo, Antonietta Russo, Antonio Obino, Rodolfo Gigli, Alvaro Ricci, Giuseppe Talucci Peruzzi, Roberto Talotta ed  Enrico Mezzetti hanno proposto di intitolare una via o un parco a Giuseppe di Matteo.

Giuseppe di Matteo era un bambino, figlio di un collaboratore di giustizia, che divenne vittima di un'atroce vendetta trasversale nel tentativo di far tacere il padre. Fu strangolato e poi sciolto nell'acido l'11 gennaio 1996 all'età di 15 anni, dopo 779 giorni di prigionia.

"Un ragazzo - dicono i consiglieri firmatari della proposta - che scontò in maniera inumana colpe non sue".

Giuseppe Di Matteo (1981-1996) fu rapito il 23 novembre 1993, a 13 anni, al maneggio di Altofonte (PA) da un gruppo di mafiosi. La famiglia cercò presso tutti gli ospedali cittadini notizie del figlio, ma il 1º dicembre 1993 giunse un messaggio su un biglietto con scritto "Tappaci la bocca" e due foto del bambino che teneva in mano un quotidiano del 29 novembre 1993. Allora fu subito chiaro che il rapimento era finalizzato a spingere il padre a ritrattare le sue rivelazioni sulla strage di Capaci.

Il 14 dicembre 1993 fu denunciata la scomparsa del ragazzo. In serata fu recapitato un nuovo messaggio alla famiglia con scritto "Il bambino lo abbiamo noi e tuo figlio non deve fare tragedie". Dopo un iniziale cedimento psicologico il pentito non si piegò al ricatto, sebbene fosse angosciato dalle sorti del figlio, e decise di proseguire la collaborazione con la giustizia.
Il capo mafia Brusca decise così l'uccisione del ragazzo, ormai fortemente dimagrito e indebolito per la prolungata e dura prigionia.

Giuseppe di Matteo venne strangolato e successivamente sciolto nell'acido l'11 gennaio 1996, all'età di 15 anni, dopo 779 giorni di prigionia.              




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