ANNO 27 n° 269
Una fiaccolata per salvare il cinema Trieste (foto)
La struttura è di proprietà della Curia: un gruppo di cittadini chiederà un incontro al vescovo
Domenico
06/04/2012 - 04:00
di Domenico Savino

di Domenico Savino

VITERBO - Sarà anche l'onda lunga della crisi, ma il Cinema Trieste ha chiuso. Ufficialmente è scaduto il contratto d'affitto tra la Curia (proprietaria dell'edificio) e la famiglia Sessa (Paolo e Michele, padre e figlio) che da oltre vent'anni gestisce in maniera certosina la struttura di Viale Trieste. Per scongiurare la cessazione di qualsiasi attività (all'interno del cinema si svolgevano anche corsi di teatro) è nato spontaneamente un movimento che vuole scongiurare la chiusura del cinema.

Un gruppo di cittadini ha spontaneamente raccolto oltre 250 firme, ha creato un gruppo su Facebook e ha deciso di agire. Non si tratta di clamorose proteste o particolari alzate di testa, ma l'intenzione è quella di far sentire la propria voce.

Due iniziative sono state decise al termine di una riunione, anch'essa spontanea, che il movimento ha tenuto all'interno del cinema Trento. Gazebo in città  tra il 13 e il 14 aprile e una fiaccolata per celebrare il 'funerale della cultura' (indicativamente tra il 20 e il 21 aprile, vanno rispettati i tempi tecnici) che va a toccare i luoghi 'culturali' di Viterbo.

''La chiusura del Cinema Trieste - dicono dal movimento - è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso poiché in questa città ci si è dimenticati della cultura e la chiusura del Trieste viene dopo quelle che hanno riguardato il cinema Azzurro, il Metropolitan, il Lux per non parlare del fatto che non si fa più attività nei teatri. Come cittadini vogliamo far conoscere all'opinione pubblica questa situazione, non possiamo tacere di fronte a cose di questo genere. Ci facciamo due domande: perché viene chiuso il cinema e non viene data una spiegazione ai gestori e perché non si valorizzano i talenti del posto''.

No al muro contro muro con la Curia, la volontà del movimento non è certo quella di cercare lo scontro con i rappresentanti ecclesiali, ma cercare di capire, andare in fondo ad una questione che li tocca da vicino: il Trieste è stato per decenni un grande luogo di aggregazione sociale e culturale che per decenni ha tolto i ragazzi dalla strada facendoli sentire parte di un grande progetto di crescita civile e culturale.  

Intanto un altro passo sarà chiedere un incontro al vescovo Fumagalli per comprendere dalla sue parole se ci sono margini di azione: 'Non ci hanno dato spiegazioni dalla Curia - afferma Paolo Sessa - l'unica cosa che hanno detto è che servivano i locali per attività pastorali, ma una spiegazione ufficiale ancora non mi è pervenuta'.

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