ANNO 27 n° 273
Una viterbese nell'inferno di Mombai "Ecco come sono riuscita a fuggire"

L’attacco terroristico di alcuni giorni or sono a Mumbai in India ha creato molta apprensione anche Viterbo. Erica Di Giovancarlo, 44 anni, che vive da anni a Mumbai dove dirige gli uffici dell’Ice, l’Istituto per il commercio estero, era dentro l’hotel Taj Mahal di Mumbai, uno degli alberghi più affascinanti del mondo, quando è avvenuto l’attacco dei terroristi: è riuscita a sfuggire al massacro attraverso una delle scale di sicurezza dell’albergo mentre stava scoppiando l’inferno al piano terra tra i terroristi e l’esercito. Un sanguinoso conflitto a fuoco.La madre di Erica, Paola Valentinotti, originaria di Pesaro, abita a Viterbo ed ha vissuto qualche attimo di apprensione fino a quando ha sentito la figlia raccontare la vicenda in un collegamento televisivo. L’inferno l’aveva lasciato alle spalle dopo una rocambolesca fuga. "E’ stata una cosa del tutto casuale – ha raccontato la donna - Mi veniva a trovare un’amica, io volevo invitarla a casa mentre lei voleva andare a mangiar fuori. Alla fine ha prevalso la sua idea e siamo andati al ristorante panoramico, all’ultimo piano della torre del Taj Mahal. Avevamo appena finito quando la sicurezza dell’albergo ci ha bloccati tutti dentro il locale e hanno sbarrato tutte le porte. Poi, siccome era pericoloso, perché il ristorante ha vetrate su tre lati, e quindi potevano vederci, ci hanno condotto in un’altra stanza passando per le cucine. Abbiamo spostato i mobili per barricare le porte e siamo rimasti seduti nel centro della stanza. Abbiamo dovuto attendere a lungo, e abbiamo sentito colpi di arma da fuoco provenienti dall’ala storica dell’hotel a cento metri da noi. A un certo punto uno della sicurezza ha gridato: ‘Questo è il momento per lasciare il locale e tentare di fuggire. I terroristi sono impegnati in un conflitto a fuoco con l’esercito’. Il vero pericolo era che si accorgessero che il ristorante era pieno di occidentali, quelli che cercavano e volevano uccidere, per cui potevano salire e sterminarci. Io e la mia amica — ha raccontato ancora — ci siamo tolte le scarpe e abbiamo iniziato a strisciare nel massimo silenzio verso la scala antincendio. Piano piano abbiamo iniziato a scendere le scale, per più di 25 piani fino a raggiungere la strada. Poi ho iniziato a correre fino a quando mi sono sentita al sicuro. Solo in quel momento ho avuto la percezione reale di quello che stava accadendo".Dalla sua abitazione di Viterbo Paola Valentinotti, la mamma di Erica, si è tranquillizzata solo dopo aver parlato con la figlia. " Adesso sono tranquilla – ha confidato alle persone che l’hanno contattata - L’ho sentita per telefono e mi ha raccontato della sua rocambolesca fuga dall’hotel".




Facebook Twitter Rss