

di Alessandra Pinna
VITERBO – ‘’Via Francigena inventata, sbaglio in buona fede o furbata?’’. La domanda sorge spontanea, direbbe il buon Antonio Lubrano, quando seguendo i nuovi cartelli della Via Francigena installati all’interno delle mura cittadine ci si accorge che il pellegrino è costretto ad attraversare mezzo centro storico, in una via che non ha niente a che vedere con quella ufficiale del Ministero dei Beni culturali e dell’associazione europea delle Vie Francigene.
L’itinerario assomiglia più a un percorso turistico , anche se restano esclusi il duomo San Lorenzo e San Pellegrino, che invita il pellegrino, o il turista che si trova a passeggiare per il centro storico, a percorrere via San Lorenzo, via Cardinal La Fontaine, via San Pietro, il quartiere di Pianoscarano fino a via Vico Squarano, appena fuori Porta del Carmine. Il tracciato ufficiale, invece, come spiegato su queste colonne da Domenico Orlandi dell’ospitale La Torretta, la struttura che ospita i viandanti che arrivano a Viterbo, ed esperto pellegrino, da piazza del Comune la via Francigena scende in via del Ganfione e infine a Porta Faul. In alternativa ci si può arrivare anche dalle scalette sotto il Palazzo dei Papi, passando poi per via San Clemente. Strada percorsa da molti pellegrini che, dopo aver ricevuto la credenziale della via Francigena al Museo Colle del Duomo, evitano così di riscendere verso via San Lorenzo e via del Ganfione.
Ecco allora che sorge la domanda. Per quale motivo è stato segnalato un tratto della Via Francigena inesistente? Per attirare i turisti in altre zone della centro storico, oltre il conosciuto quartiere medievale di San Pellegrino, o semplicemente perché chi ha dato l’ok al percorso non ha la minima idea di dove in realtà passi l’antica via Romea?
Comunque, per un motivo o per l’altro forse sarebbe il caso di cambiare indicazioni. Il tracciato attuale sarà senz’altro suggestivo, un mix di storia e cultura, con le architetture in peperino di Pianoscarano e le sue donne che ancora siedono come nei paesi sulle panchine a chiacchierare, ma stravolge l’aspetto storico del viaggio che Sigerico, arcivescovo di Canterbury, affrontò nel 900 d.C. dopo aver fatto visita a Papa Giovanni XV.