

di Domenico Savino
Sconfitta dolorosa per come è maturata. La Viterbese esce con le ossa ammaccate dalla trasferta di Caldine. Crea tanto ma poi si perde al momento di sintetizzare la mole di gioco prodotta. Per giustificare una prova del genere bisogna fare riferimento a concetti di calcio e non divagare su fato e destino cinico e baro. Fa bene Farris a ricordarlo nel commento post gara: fa bene a racchiudere la sua analisi ai confini del campo di gioco. Non potrebbe essere altrimenti.
La caduta toscana impone due tipi di ragionamento: il primo che fa capo alla difficoltà nel trovare la porta, il secondo (più ad ampio raggio) sulla difficoltà di un campionato molto equilibrato e quindi aperto a qualsiasi tipo di risultato. Sul primo argomento non si discute il valore delle punte in dote a Farris. Si parla, invece della giusta cattiveria nel cercare la via del gol. La Viterbese si è presentata almeno sei volte davanti al porta del fiesolano Muscas, ma non ha trovato il gol.
Questione psicologica, più che di caratteristiche dei singoli, le cui qualità non sono in discussione. La manovra della Viterbese è ariosa, cerca sempre il dialogo preferibilmente palla a terra; la squadra si sente ormai dentro gli schemi del tecnico che si fa ascoltare e comprendere da un gruppo che crede in lui. Fatte tutte queste premesse sembra paradossale non trovare il frutto di tanto lavoro.
E invece capita che gli avversari sfruttino l’unica occasione vera e puniscono proprio nel momento in cui si pensava di vincere. E’ il calcio: legge tanto amara, quanto antica. Regola non scritta e che puntualmente si ripete come un contrappasso tremendo. La Viterbese casca proprio sul più bello e la variante fato è da mettere in conto. Se la dea bendata avesse agito al contrario, si parlerebbe di tutt’altra gara.
Ciò che conforta è la produzione di gioco, la capacità di arrivare al tiro, di mettere paura: il FiesoleCaldine si è rintanato nella metà campo per oltre un’ora di gara, ha aspettato i gialloblù e li ha feriti quando meno se lo aspettavano. E qui arriva la seconda parte del ragionamento: la difficoltà di giocare in un torneo equilibrato comporta una serie di rischi, terreni minati dappertutto. Lo testimoniano i numeri e la classifica: due partite più una di coppa iniziano a far scuola. In testa a punteggio pieno ci sono tre squadre (Casacastalda, Fiesolecaldine e Sansepolcro), poco pronosticabili alla vigilia.
Al palo Castel Rigone e Pianese, ultime a zero punti: sembra di veder la graduatoria al contrario e invece è la realtà. La Viterbese è perfettamente calata nel contesto: ad una buona gara di coppa, sono seguiti un pareggio e una sconfitta. E’ un torneo in cui bisogna sporcarsi le mani, ancora di più di quello che si è fatto fino ad ora. Giocare di spada più che di fioretto. Anche se è sempre meglio giocare perché alla lunga i risultati arriveranno. Lo sa Farris e lo sa anche la squadra. E devono ricordarlo anche i tifosi: questo gruppo ha bisogno di essere amato di sentirsi parte della città che incita e soffre per loro. A Caldine l’incitamento non è mancato e deve essere una costante di tutta la stagione.
I MARCATORI
3 GOL: Mancini (Trestina)
2 GOL: Berradi (Pierantonio); Kouko (FiesoleCaldine); Tomassini (Casacastalda); Polidori (Sporting Terni)
1 GOL: Testa, Secci, Gentili e Rubechini (Arezzo); Baldacci e Marinelli (Pontevecchio); Essoussi, Gorini e Cuccolini (Sansepolcro); Invernizzi, Urbanelli e Sorrentino (Bastia); Mariotti (Scandicci); Polito (Trestina); Zuppardo, Cavitolo e Francesconi (Vol. Spoleto); Goretti, De Luca e Marri (Casacastalda); Scardini (Viterbese); Garat (Flaminia); Bastogi, Di Vito e Benedetti (Lanciotto); Ubaldi (Castel Rigone); Porricelli e Ventanni (Deruta); Bartolozzi (FiesoleCaldine); Tascini (Todi); Cardarelli e Mattia (Sporting Terni)