

VITERBO – Sì, l’indagine intorno alla Viterbese e alla sua dissennata – e disastrata – gestione c’è, eccome se c’è. Lo confermano fonti anonime, ma ufficiali. Della serie: “L’attività è in corso e non possiamo aggiungere altro”. Il riserbo, dalle parti di piazza della Rocca e via Cardarelli (le residenze cittadine della Guardia di finanza, tanto per capirci) è alle stelle. E comunque, “si tratta di routine”, sostengono. Routine, come quella che ieri mattina ha ispirato la seconda visita negli uffici della società, nella pancia dello stadio Rocchi: al contrario di lunedì, quando le fiamme gialle non avevano trovano nessuno perché giorno di riposo istituzionale nel mondo del calcio, ieri la sede era aperta. E così i finanzieri hanno potuto acquisire alcuni documenti, relativi ai bilanci del club, e un computer. Tutto materiale da analizzare nei prossimi giorni, e con attenzione, magari insieme alle fotografie scattate lunedì ai cartelloni pubblicitari dello stadio. Quelli delle sponsorizzazioni, croce e delizia, oltre che linfa vitale, del mondo dello sport.
Ma se il materiale acquisito ieri sia veramente utile in chiave di indagine, è lecito nutrire qualche dubbio. Perché qualche mese fa alcuni documenti – cartacei e informatici – erano stati trasferiti dalla sede sociale e portati altrove. Alcuni ex dirigenti, evidentemente, avevano ritenuto opportuno il trasloco, probabilmente a Roma, in coincidenza col cambiamento dell’amministratore unico del club. Cosa contenessero quei fogli e quelle chiavette usb è un mistero. Così come restano indecifrabili alcuni episodi di cronaca avvenuti alla fine dell’inverno, con un curioso tempismo rispetto alle vicissitudini dirigenziali della Viterbese. Ma è un collegamento troppo fragile, frutto magari di suggestioni e non di reali legami.
Intanto, a via della Palazzina si cerca di mantenere la concentrazione in vista della decisiva sfida di stasera contro lo Spoleto, finale playoff del girone E. Ai finanzieri che chiedevano chi fosse l’amministratore della società, alcuni collaboratori del club hanno risposto di conoscerne soltanto il nome – cioè Gaetano Di Carlo – ma di non averlo mai visto. E infatti non si ricorda che il legale rappresentante del club sia mai venuto allo stadio. Qualcuno, per evitare inutili allarmismi, invita alla calma: “Si è trattata di una semplice visita di routine, come la Guardia di finanza fa alla fine di ogni stagione, in molte società sportive, non solo da noi. Solo che magari non sapevano che il nostro campionato non è ancora finito, visto che siamo ai playoff…” Magari fosse così: c’è da augurarselo davvero, anche se è difficile crederlo. Altri, più timorosi di quello che potrebbe accadere (o che forse sta già accadendo), vanno in giro a rassicurare: “Cercavano solo i bilanci del 2009, l’ultima gestione non c’entra niente”. Ma dalle facce smagrite e dalle occhiaie di questi “rassicuratori” si capisce che forse le cose non stiano proprio così e che forse debbano stare attenti alle loro code. Rigorosamente di paglia.