

di Domenico Savino
VITERBO – Istantanee del 2012, un anno di calcio a tinte gialloblù. E’ cambiato tanto da quel pomeriggio di gennaio (domenica 8, avversario di turno il Deruta) in cui la Viterbese si presentava ai tifosi per la prima volta nell’anno che stava per iniziare: due presidenti (da Fiaschetti a Graziani), tre allenatori (Conticchio, Biagioni e Farris), una squadra completamente rifatta in estate e che si è messa in testa come obiettivo principale quello di migliorare la stagione passata, decimo posto, quarantasei punti e una salvezza (i propositi erano ben diversi) ottenuta alla penultima giornata, perdendo a Città di Castello contro il Group. Non il massimo per una società che ha lasciato cinque anni fa il professionismo e brama dalla voglia di riconquistarlo.
La Viterbese approccia il nuovo anno con i migliori auspici: nel novembre precedente ci fu un’epurazione di massa con undici giocatori messi fuori rosa e una società che vira sulla nomina di Maurizio Manfra come direttore sportivo e prova ad impostare la scalata alla vetta della classifica. Arrivano in gialloblù giocatori come Vegnaduzzo, Piccolo, Cherubini che innalzano il tasso tecnico della squadra: la ciliegina si chiama Nunzio Majella, campano, bucaniere da area di rigore, fino a quel momento dodici centri in quattordici gare nel Pierantonio.
Un attacco così prolifico sembra un sogno: deve essere il grimaldello per affondare i colpi pesanti, ma diventa un problema. Majella non si ambienta, segna solo all’esordio nel 3-3 contro il Deruta, poi gioca poco, male e si incupisce; è Vegnaduzzo che fa la parte della tigre e i suoi gol saranno fondamentali per la salvezza.
Ciò che manca alla Viterbese è un gioco, una precisa identità. La squadra balbetta, non riesce mai a mostrarsi al meglio e, di conseguenza, i punti stentano ad arrivare. I gialloblù sono sempre ai limiti dei play off (che nella stagione passata valevano solo un premio in denaro), ma non entreranno mai nel lotto delle quattro che sono poi andate a fare gli spareggi: pochi i guizzi, in tanti ai limiti della sufficienza.
La notizia che fa cambiare le carte in tavola riguarda le dimissioni del presidente Giuseppe Fiaschetti (11 marzo dopo Viterbese – Zagarolo 2-0), ufficialmente perché impegnato a Londra come responsabile marketing di Casa Italia, il villaggio olimpico che ha ospitato gli atleti azzurri durante i giochi estivi. Si crea un vuoto di potere, la società viene gestita dal vice presidente Carlo Graziani, ma impazzano le voci su chi possa sedere sullo scranno più alto di via della Palazzina.
Il candidato acclamato a furor di popolo a Piero Camilli, patron del Grosseto, sindaco di Grotte di Castro e presidente del consiglio provinciale. Sembra l’uomo della provvidenza, colui che può cambiare le sorti della Viterbese. Camilli ci prova e nicchia allo stesso tempo dice che la Viterbese gli interessa, ma… alle sue condizioni e che certi discorsi si fanno anche e soprattutto con le amministrazioni pubbliche.
Si affacciano almeno due cordate, una delle quali fa capo al duo Bergamini – Tosini in quota Futbolclub (potente società di calcio giovanile romana). Nel frattempo c’è una squadra che deve arrivare nel porto sicuro della salvezza e si sta giocando la semifinale di Coppa Italia contro il Sant’Antonio Abate: andata al Rocchi e finisce con un pareggio (2-2); la bilancia pende dalla parte dei campani, serve uno scatto d’orgoglio. Tuttavia la squadra è frastornata dal gran parlare intorno alla società e prima di partire per la Campania incassa un pesante poker casalingo dal Todi.
Tifosi inferociti che chiedono la testa di Conticchio: l’avranno tre giorni dopo perché sul sintetico di Sant’Antonio Abate, la Viterbese è l’ombra di se stessa, ne prede altri quattro e l’allenatore di Celleno si dimette. Al suo posto (il 31 marzo) giunge Oberdan Biagioni, un passato da calciatore nel Foggia di Zeman e il 4-3-3 in valigia (che però non adotterà mai). La Viterbese continua a gigioneggiare e dopo un pareggio a Castel Rigone, vive una Pasqua amarissima: al Rocchi passa il Sansepolcro che in venti minuti ribalta il risultato da 2-0 a 2-3.
A questo punto urge salvarsi senza fronzoli e l’obiettivo è centrato a Città di Castello. Il commiato finale nel derby con la Flaminia serve per aggiornare le statistiche di Vegnaduzzo (14 reti).
Iniziano le belle giornate e la Viterbese le passa a scandagliare i giovani con tre provini per cercare di individuare gli under che fanno al caso di Biagioni: infatti sembra lui il tecnico designato per la stagione seguente. Si guarda al mercato degli over si parla con alcuni calciatori, poi la scelta di virare su Massimiliano Farris (annuncio il 13 luglio).
Il tecnico milanese era già promesso sposo gialloblù per il dopo Conticchio, ma avendo allenato il Pomigliano non poteva sedersi su altre panchine. La mossa societaria di affidarsi all’ex capitano scioglie l’ambiente che per tutta l’estate ha continuato a implorare Camilli. Si avvicina Marco Maccaferri, imprenditore romano, leader nel settore dei ricambi industriali. Ha buone intenzioni (cittadella dello sport), ma il suo intendimento si tramuterà in una sponsorizzazione.
La Viterbese riparte: raduno il 23 luglio (una insolita giornata ventosa a piovosa), sono trentadue i convocati e si va in ritiro a Campo di Giove. Procede tutto spedito, Manfra ha carta bianca, ma un portafoglio limitato: obiettivo è fare il massimo con le risorse a disposizione. Il resto è storia recente arricchita dal capitolo Deodati (che ricorda una Viterbese vincente dei primi anni novanta): anche in questo caso c’è la volontà, si procede con gli incontri tra commercialisti, ma ogni discorso è rimandato al prossimo campionato. Magari con la Viterbese in un’altra categoria, superiore ovviamente.