ANNO 27 n° 262
Volgarità e verità ai tempi del social network
Riflessioni di Elda Martinelli, a voce alta e con “simpatia”…
17/05/2012 - 04:00

di Elda Martinelli

VITERBO - A dirla tutta ci sarebbero altre rime che non legano con la volgarità: felicità, onestà, lealtà… Ma questo potrebbe ampliare troppo il discorso che mi accingo a fare, così, con voi: a voce alta.

Farlo con simpatia non significherà farlo “in caciara”, per dirla alla viterbese… ma con la “condivisione dello stesso dolore”, secondo la sua etimologia greca: che nulla ha a che fare con il sacrificio cristiano della compassione, che, infatti è parola latina, pregna della pietas cattolica che la fa affondare tra le parole a me meno gradite: per dirla chiaramente (e chi ha amato almeno una volta lo sa!) amore e pietà non sono affatto la stessa cosa.

La pietà è qualcosa che esce dal tuo cuore, se ne hai uno (cosa che non va data per scontata), in risposta ad una necessità altrui, senza esserne, il più delle volte risoluzione. L’amore viene e vive da sé: ti prende quando meno te lo aspetti, ti trasforma come non penseresti, ti guida dove non crederesti, ti sostiene quando non ce la faresti, eccetera. E se così non è, non è amore… magari un calesse, diceva l’indimenticato Massimo Troisi!

Fatta questa premessa, credo che questa mia riflessione sarà compresa “solo da chi sente la vita secondo il mio stesso modo di viverla, con sofferenza, anche” (questa è una perifrasi per indicare il concetto di simpatia). Non essendo tutti uguali, quindi, consiglio chi non la pensa come me (ultimamente la schiera si è palesemente ampliata, ma per me non è un problema: forse lo è per loro…) di trovare qualcosa di meglio da fare, piuttosto che annoiarsi a leggere ancora le mie parole o contestarle ancor prima di averle capite, soltanto perché mie.

Il fatto è che, di recente, mi sono trovata di fronte a situazioni di manifesta volgarità che, per un’amante del bello e del vero come me, fanno male al cuore. Mi riferisco al rapido “svezzamento” che ho dovuto fare (con parsimonia!) sull’uso dei più recenti mezzi di comunicazione, da quando mi sono trovata impegnata e totalmente coinvolta, con i miei articoli e le mie parole, nel Funerale della Cultura & co.

Premesso che sono di mentalità molto antica ritenendo che comunicazione (oggi giochiamo con le parole ed i loro significati: ricorderò dunque che, anche a orecchio si intuisce, comunicazione è parente di comunione… e fatta la dottrina, più o meno tutti ne ricordano il significato!) …ebbene, dicevo, comunicazione credo sia vedersi a casa davanti a un piatto di pasta, o al bar per un caffè, o sotto casa per una sigaretta… ma insieme, ovvero faccia a faccia. Oppure, quando questo proprio non si può, alzando il telefono perché le parole si scambino almeno con la voce: ovvero, detesto gli sms, anche se molto economici, da usare solo per brevi comunicazioni di servizio (anche perché quando poi non arrivano creano non pochi malintesi!) e detesto tutte quelle forme di contatto che in primis non sono di con tatto, visto che ognuno resta a casa sua.

Parlo di Blog, Chat, Twitter, Facebook con annesse Notifiche, Postate, la possibilità di essere “oscurati”, il codardo uso dei Nickname … e le altre assurde perversità che permettono, a molti utenti (forse non a tutti) di sprecare parte della loro vita in pettegolezzi incrociati (magari anche su persone ignare di esserne pubblicamente oggetto).

Ecco, questo è profondamente volgare, perché permette la mistificazione e l’equivoco. Tralasciando quanto, per me, sia meglio, a prescindere dal presunto mezzo di comunicazione scelto, prendere una persona e dirgli le cose in faccia, o andare tutti in pizzeria per dirle tutti insieme!.. Ma “chi sceglie di non aderire ai linguaggi di Facebook sceglie una via più faticosa” …che non è per tutti, aggiungo io. Questo mi fa orgogliosa di non essere su Fbk.

L’aver usato limitatamente e sempre con l’aiuto dei miei familiari queste “cose del Web”, in questo mese appena trascorso, mi ha permesso di capire che, come in molti altri casi, il cattivo uso fatto dagli Umani di grandi scoperte rivela la loro innata aberrazione: vedi la dinamite, il nucleare e anche il Web (utile per lavorare con Mail, un “perfezionamento” del fax… o per far sapere a tutto il mondo che è scoppiata la rivolta dei gelsomini in Tunisia…).

E questo “cattivo uso”, limitatamente a quanto concerne il Web, è stata una scoperta che mi ha molto amareggiato considerando le probabili scorrettezze etiche che la cosa crea: e pensare che ne fanno uso soprattutto i nostri giovani mi mette in allarme sulle loro possibilità di portare avanti il mondo in modo sano! Ma, d’altra parte, la maggior parte di loro non è più capace di infilare due parole con italiano corretto e senso logico, usando la punteggiatura e portando a compimento un concetto che non sia un insulto.

Se fatto da adulti, poi, non vedo pietas cristiana che li possa perdonare. Sono molto antica, l’ho premesso: forse per questo preferisco usare il mio tempo a preparare una cena da condividere con i miei ragazzi e i miei amici,a cucire un vestito per le mie figlie, a fare con loro un ricerca usando i libri, a scrivere lettere con carta e penna, a parlare con chi passa a casa mia per essere ascoltato, a coltivare pomodori e zucchine sul mio terrazzo.

Sono simpatiche cose piene d’amore e condivisione. Non come tante parole sparate sul Web.




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