

VITERBO - “Questo è uno dei libri che ben si inserisce nella ricerca e costruzione di quel ‘pensiero nuovo’ indispensabile e necessario nella sfida culturale e politica aperta in Europa: una battaglia delle idee che, seppur difficile e complicatissima, insieme alle altre forze riformiste, socialiste e socialdemocratiche europee, vogliamo vincere”.
Così il Responsabile della Cultura e dell’Informazione del Pd, Matteo Orfini, uno dei quarantenni che si batte per il rinnovamento del Pd, parla del libro di Carlo Patrignani, ‘Diversamente ricchi’ che sarà presentato sabato 8 settembre alla Festa Democratica dell’Unità di Civita Castellana.
Già presente, il 25 luglio, alla Festa Democratica dell’Unità di Caracalla a Roma e poi alla Festa della Cultura e dell’Informazione di Firenze, il 25 agosto, ‘Diversamente ricchi’, l’Utopia ‘socialista’ di un progetto culturale per un modello di società diverso da quello imposto dal capitalismo finanziario e dal neoliberismo, che riprende, approfondisce e sviluppa l’idea di ‘una società più ricca perché diversamente ricca’ di Riccardo Lombardi, nella tesi della distinzione mai fatta a sinistra tra ‘bisogni’ ed ‘esigenze’ dello psichiatra Massimo Fagioli, incontra i favori del Pd.
“Vogliamo tirare fuori il Paese da una difficile crisi finanziaria ed economica certamente, ma anche culturale – aggiunge Orfini – Essa infatti è figlia di una ideologia che domina da vent’anni: il neoliberismo, il laissez faire il mercato, per cui la società non esiste, la persona neanche. Vogliamo ribaltare questo paradigma culturale per cui prima di tutto viene la persona umana che oltre al lavoro, alla casa, ai beni materiali chiede e pretende anche beni non materiali come la cultura, ossia il sapere e la conoscenza, la qualità della vita”.
Viste le difficoltà – la recessione prima di tutte che colpisce fortemente l’occupazione e lo Stato Sociale - in cui il Paese ancora si dibatte, si sono rivelate “lungimiranti – nota ancora Orfini – le critiche che una parte del partito sollevò alla lettera della Bce di un anno fa riportata nel libro che alcuni volevano assumere addirittura a programma economico”.
Insomma, nel Pd, o almeno in una parte del Pd, c’è un’attenzione particolare al contenuto del libro che recupera una delle migliori proposte economiche (‘una società più perché diversamente ricca’) della sinistra italiana, per laicità, originalità ed autonomia, e che contiene autorevoli contributi tra cui quello dell’attuale presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, riportato il 26 agosto dall’Unità con il titolo: “Non possiamo non dirci anticapitalisti” in cui Schulz afferma che “il socialismo è incompatibile con il capitalismo”. Oppure di Catherine Trautmann, capo-delegazione degli eurodeputati del Psf a Bruxelles: “quello di Lombardi è un messaggio di attualità, un contributo che va ben al di là delle frontiere italiane” o quello del responsabile economico del Pd, Stefano Fassina: “siamo interessati a raccogliere e sviluppare la proposta di una società diversamente ricca. É la risposta giusta, di buon senso alla crisi di oggi, al neoliberismo che è, questo sì, da rottamare. La società diversamente ricca è stata un’intuizione felice, un’idea brillante di Lombardi, che ancora oggi è valida e direi giusta e di straordinaria attualità per la politica economica. Abbiamo, infatti, davanti a noi il problema della domanda: e, se vogliamo assicurare la sostenibilità macroeconomica ed ambientale, è del tutto impensabile proseguire con i modelli di consumo avuti finora. Qui la modernità dell’idea di consumi ‘diversamente ricchi’, non meno consumi, ma più consumi ‘diversamente ricchi’, cioè che arricchiscono la cittadinanza sociale, la collettività: penso alla ricerca, all’innovazione, alla conoscenza, al tempo libero, alla cultura, ai beni comuni”. O ancora quello del leader della Cgil, Susanna Camusso: […] era uno molto attento ai ragionamenti su quante ore si lavora, sull’esistenza di una vita oltre il lavoro, un ragionamento sulla persona, in termini laici. Non faceva l’opzione, che ormai è diffusissima, per cui tu se pensi alla persona devi pensare che questa dimensione è una dimensione immediatamente riconducibile unicamente ed esclusivamente al pensiero cattolico. Qui il senso della sconfitta del pensiero di Lombardi, quando il compromesso storico è diventato l’unico punto di riferimento per l’evoluzione della politica e l’idea che invece ci possa essere una idea di riforma laica e che il rapporto tra le persone non passa esclusivamente dalla sussidiarietà e le persone vanno considerate in quanto portatrici di diritti e che quindi puoi immaginarti un ruolo di riforme. Le riforme portano con sé il conflitto, questo è forse il prezzo vero della sconfitta del pensiero suo e delle persone che stavano intorno. Detto però che è il pensiero sconfitto è anche però il pensiero necessario. Perché gli altri pensieri mi pare che si possa dire che non hanno portato con loro degli elementi di ripresa. Sono stati tutti pensieri che hanno portato a una progressiva riduzione e decadenza di una sinistra e di un pensiero autonomo. Mi pare che l’evoluzione di quelle ricette sia una evoluzione che non ci porta da nessuna parte: quindi si potrebbe ricominciare la catena per vedere se si inverte la tendenza”.
Nel momento in cui nei media si ritorna, stranamente, a celebrare Palmiro Togliatti da una parte e Alcide De Gasperi dall’altra, l’attenzione per Riccardo Lombardi che fu distante da entrambi, assume un valore del tutto particolare.
Infine il libro si avvale dei contributi del vice-presidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella; dell’ex-segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, dello storico Shyn McCallum, degli economisti Paolo Leon, Giorgio Ruffolo, Bruno Amoroso, Alessandro Roncaglia, Riccardo Cappellin.