

di Alessia Serangeli
VITERBO – “Evidentemente la vita di una donna vale diciassette anni. E allora è completamente inutile che si facciano trasmissioni televisive e servizi giornalistici per sensibilizzare contro i femminicidi se, poi, questi sono i risultati. La sentenza calpesta Marcella Rizzello e le donne in generale”.
Così l’avvocato di parte civile Fabrizio Ballarini, legale di Francesco Vincenzi (compagno della vittima), commenta il verdetto emesso alle 14,30 di ieri dalla Corte d’assise d’Appello di Roma, che ha riformato la condanna al carcere a vita inflitta in primo grado a Giorgio De Vito.
“Voglio ricordare – ha proseguito Ballarini - che Marcella Rizzello è stata uccisa in maniera efferata, con trenta coltellate. Aver riconosciuto all’imputato Giorgio De Vito le attenuanti generiche e sostenere che non c’è stata crudeltà è irragionevole, oltre che crudele di per sé”.
L’avvocato ha tutta l’intenzione di ricorrere in Cassazione, sebbene, per ora, “aspettiamo – ha detto - di leggere le motivazioni (saranno depositate entro 75 giorni, ndr) per valutare il da farsi”.
Arriveranno anche oltre il terzo grado di giudizio se necessario gli avvocati Stefania Sensini (rappresentante della piccola Giada, la figlioletta della vittima, oggi 4 anni, unica testimone del delitto) e Maria Cristina Rosa (legale della madre di Marcella, Lucia Prastaro). “Contatterò l’onorevole Giulia Bongiorno. Arriveremo fino in Parlamento”.
E si è detta “turbata e adirata” la Sensini, perché “è intollerabile che nel nostro ordinamento si verifichino certe cose. Oggi (ieri, ndr) è stata calpestata la dignità dell’uomo e, in particolare, della donna”.
Estremamente moderato, infine, il commento dell’avvocato difensore Enrico Valentini. “Ho apprezzato la decisione della Corte d’assise d’Appello che ha riformato la sentenza di primo grado ma, certamente, non posso dire di essere contento. Davanti alla morte di una giovane madre non si può esprimere alcuna soddisfazione”.
“La Corte – ha aggiunto - ha preso in considerazione le nostre deduzioni ridimensionando la pena di primo grado, sicuramente eccessiva considerando che il mio assistito è una persona malata. Comprendo, tuttavia, le parti civili e, in particolare, i genitori della vittima, e credo che di fronte all’uccisione di un figlio non esista pena abbastanza grande che possa colmare una perdita tanto dolorosa”.
Quanto a De Vito, che si è sempre dichiarato innocente, “non aveva capito”, ha riferito il legale. Così come era accaduto il 9 maggio 2012, quando, al termine della lettura del dispositivo che lo condannava al carcere a vita, si era rivolto al suo avvocato chiedendo: “Che significa ergastolo?”.