ANNO 18 n° 176
''Non siamo figli di un dio minore''
Sindacati all'attacco del governatore Zingaretti sulla stabilizzazione dei precari

VITERBO – Ai sindacati viterbesi non sono proprio piaciute le dichiarazioni del governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, sulla situazione dei precari della sanità con contratto atipico, che al momento non rientrano nel piano di stabilizzazione avviato dal decreto firmato dallo stesso presidente a novembre scorso. ''No, non sono previste modifiche a quel documento - ha tagliato corto Zingaretti durante la sua visita a Belcolle martedì scorso -, semmai ne faremo un altro''.

 

Nonostante l'apertura normativa arrivata con la legge di stabilità, dunque, se non interverrà un nuovo decreto regionale, i precari co.co.pro & company della sanità ad oggi non potranno partecipare al mega concorso che si dovrebbe bandire entro l’anno. Un concorso che, ha chiarito ancora Zingaretti, avrà valenza regionale. ''Dire sì ad ogni provincia – ha spiegato il governatore del Lazio – in questi anni ha prodotto lo sfascio che conosciamo''.

 

''Le province del Lazio non sono figlie di un dio minore – tuona in risposta il segretario generale della Uil Fpl Lamberto Mecorio -, non sono aree da mortificare ma da valorizzare invece. Il presidente Zingaretti deve assolutamente modificare il decreto per la stabilizzazione dei precari della sanità, o farne uno nuovo ma in tempi brevissimi, salvaguardando la scelta sulla territorialità. Non è possibile disperdere le professionalità acquisite localmente negli anni, è assurdo che il personale che da tempo presta servizio a Viterbo finisca a Frosinone o viceversa. Molti di loro neanche accetterebbero. La Uil è fortemente critica rispetto alle decisioni assunte dal presidente e fa appello anche ai consiglieri regionali eletti nella Tuscia, di maggioranza e opposizione, affinche intervengano''.

 

''Zingaretti può dire quello che vuole, ma la territorialità dei concorsi è prevista dalle norme – interviene Antonella Ambrosini, segretario generale della Cgil Funzione pubblica – e non è che la legge la possiamo chiamare in causa solo quando ci pare. Va bene anche il concorso regionale, anche se sarà difficile gestirlo per l’enorme mole di adesioni che arriveranno, ma la scelta territoriale va garantita, per tutelare le specificità acquisite sui territori dal personale''. Per Ambrosini, inoltre, non vanno fatte distinzioni tra precari. ''La posizione della Cgil al riguardo è chiara: parliamo di tutti lavoratori che hanno contratti atipici ma sono subordinati a tutti gli effetti da anni. Ora che la norma prevede che possano anche loro partecipare al concorso, il decreto va modificato: il percorso tra legge nazionale e legge regionale dovrebbe procedere di pari passo, non può essere altrimenti''.

 

I tempi per un secondo decreto, infatti, rischiano di allungarsi e questo potrebbe, almeno allo stato attuale, estromettere momentaneamente una larga fetta di operatori della sanità dal processo di stabilizzazione. ''Il governatore del Lazio può anche decidere di non modificare il decreto del novembre scorso – spiega Mario Malerba, segretario generale della Cisl Funzione pubblica -, non aprendo il concorso ai precari atipici, perché la legge di stabilità dà alle Regioni la facoltà di farlo ma non le obbliga. Però allora Zingaretti ci dica come intende dare entro la fine del 2016 una risposta a quella grande mole di lavoratori atipici, che nella nostra provincia sono molti di più che nelle altre. Può anche non fare modifiche e procedere con un secondo decreto, ma lo deve fare con tutti i crismi e in tempi stretti, perché queste persone impiegate nel comparto sanitario da anni il presidente della Regione non le può ignorare''.

 

Insomma, le dichiarazioni di Zingaretti non hanno certo incontrato il favore dei sindacati. Che non le mandano certo a dire. ''Delle province non ci si può ricordare solo quando si cercano i voti – aggiunge Ambrosini -, le promesse elettorali vanno mantenute perché prima o poi si torna alle urne e la gente certe cose se le ricorda. Zingaretti dice che nelle province si è sempre detto sì? Non credo sia il caso di Viterbo, la cui Asl è da sempre un modello virtuoso per quanto riguarda il personale, anche da prima che lui divenisse presidente. Quando è stato fissato il blocco del turn over al 10%, qui siamo rimasti col cerino in mano proprio perché avevamo osservato le regole precedentemente in materia di assunzioni, mentre altre Aziende che non lo avevano fatto si sono trovate meglio”.

 

Sull'annuncio della proroga ai contratti di 36 operatori che garantiranno il prosieguo e l'avvio di nuovi servizi, poi, Mecorio e Malerba qualche dubbio ce l'hanno. ''E' un lavoro nero autorizzato – attacca il sindacalista della Uil -, parliamo di operatori a gettone, che non hanno alcun diritto né contributi. I proclami ci stanno, ma io sono come San Tommaso, se non vedo non credo, e di fatti non ne ho visti''. ''Va bene tutto quando si rinnovano i contratti – conclude infine il rappresentante della Cisl – ma parliamo di lavoratori a partita iva, che non hanno diritto a ferie o a malattia e che se per qualche motivo non possono essere in servizio non vengono retribuiti''.




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