ANNO 27 n° 265
Calcio serie D - La Viterbese tra Camilli e la sora Camilla
Da una parte la società, dall'altra i possibili compratori
14/03/2012 - 07:18

di Domenico Savino

VITERBO – Nella vicenda che riguarda le dimissioni di Giuseppe Fiaschetti e il possibile o probabile (questo è tutto da verificare) ingresso di nuovi imprenditori per rilevare la Viterbese e avviare un nuovo ciclo è necessario fare chiarezza, iniziare a mettere dei punti fermi per capire, analizzare e provare a dare un senso alle voci, alle indiscrezioni, alle mezze ammissioni che si stanno rincorrendo nelle ore post dimissioni.

La situazione va studiata a fondo perché qualora ci fosse l’effettiva volontà di lasciare, bisognerà valutare l’esistenza di uomini in grado di rilevare la società di via della Palazzina. I fronti sui quali ragionare sono due, quello della Viterbese e delle versioni ufficiali, che sono le frasi di Fiaschetti stesso e quello dei potenziali compratori. Facile a tal proposito fare il nome di Piero Camilli, l’imprenditore di Grotte di Castro patron della Ilco, azienda leader in Europa nella produzione di carni ovine, e particolarmente amato dalla tifoseria che sui forum on line e sui guestbook urla il suo nome.

FRONTE SOCIETARIO Innanzitutto bisogna capire quali sono le intenzioni dell’attuale dirigenza. Se navigare a vista per i prossimi due mesi e aspettare giugno per agevolare il passaggio di mano oppure operare un cambio interno, coprire la casella della presidenza che per ora è vuota, con l’imprenditore di Corchiano che resta come sponsor e segue in maniera più defilata le vicende della sua creatura.

Ora a gestire la transizione ci sono i due vicepresidenti Graziani (che possiede la maggioranza delle quote) e Maccio con il direttore generale Donsanti e sarà loro compito ovattare la squadra dai rumors esterni che con il passare dei mesi saranno sempre più insistenti. Il gruppo dirigenziale manifesta la solidità della società e con orgoglio ripete di aver rifondato il settore giovanile creandolo ex novo. Dunque c’è da capire se realmente esiste una volontà di cambiare, di svoltare facilitando l’ingresso di nuovi compratori o se la struttura aziendale sarà puntellata con altri uomini, lasciando tutto così come è.

POTENZIALI COMPRATORI Se dovesse palesarsi l’opportunità di acquistare la Viterbese bisognerà capire chi è interessato all’acquisto. Perché si tratta di una compravendita in cui ci deve essere l’accordo di tutte e due le parti. Qualora questo venga meno, qualsiasi discorso si arenerebbe. Il più indiziato è Camilli che avrebbe un’autostrada davanti: i supporters lo bramano, ha già interessi in città (è il main sponsor della Stella Azzurra di basket), ha passione che è l’unico elemento che sta alla base di un’avventura sportiva.

Poiché se il calcio è un’azienda, è anche vero che ogni società ha una storia fatta di uomini che in varie epoche hanno contraddistinto i passi della stessa. E questo Camilli lo sa, come è ben cosciente di imbarcarsi in un’impresa che all’attuale dirigenza non è riuscita: il salto tra i professionisti. In passato ci è riuscito con Castrense e Grosseto e probabilmente l’idea della Viterbese lo stuzzica. Tuttavia in un’intervista rilasciata alla nostra testata lo scorso novembre (vedi correlato) ebbe a dire che la ''Viterbese è un morto che cammina… se arrivo io ripulisco tutto'': questo ribadisce le sue reali intenzioni e che bisogna aspettare giugno prima di imbastire una trattativa.

Poi ci sono le ''cordate romane'' di cui Fiaschetti ha parlato all’atto delle dimissioni: dalla società nessuno conferma e c’è da pensare che siano contatti diretti dell’ex number one o che si tratti del classico metodo per deviare le attenzioni su qualcos’altro. Inoltre quando i tifosi della Viterbese sentono le parole ''cordate romane'' toccano ferro: i precedenti si chiamano Capucci e Pecorelli e in entrambi i casi la fine è stata ingloriosa.

Questa è la disamina dei fatti per ciò che è dato sapere e le conclusioni possono essere di vario genere: prima di abbandonarsi a facili proclami anche il tifoso deve fare la sua parte, mostrando intelligenza e spirito critico perché è facile affermare che le dimissioni di Fiaschetti siano il primo passo verso un disimpegno, ma bisogna vedere se dalle parole si passerà ai fatti; o che Camilli sia il salvatore della patria: quanto c’è di vero in entrambi i fatti lo dimostreranno solo i prossimi giorni. Di certo non ci si annoierà. 

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