

VITERBO – “Siamo forti e di sicuro andremo al ballottaggio. Contro chi? Questo non lo so, sono tutti troppo deboli gli altri candidati”. A parlare è Filippo Rossi, candidato sindaco con la lista civica Viva Viterbo che, tra un panino con la porchetta e un altro, vista l’ora di pranzo, annuncia il comizio previsto per sabato sera alle 21 a piazza del Comune.
“La scelta di piazza del Comune è anche numerica. Sono sicuro che saremo tanti e invitiamo tutta la cittadinanza a partecipare. Chi parlerà? Nessun presidente di Regione, nessun volto noto della politica. Interverrà parte della mia squadra, Maria Rita De Alexandris, Alfonso Antoniozzi, Claudio Margottini, Marco Britognolo e anche viterbesi non candidati. E anche per questo motivo ho voluto una lista civica, per ridare ai viterbesi il comando della loro città. Chi governa Viterbo è legato a una gerarchia di partiti che è romana centrica. Solo il civismo, che per la cronaca non ha mai vinto a Viterbo, può finalmente ridare la città in mano a chi la abita, senza render conto a padroni”.
Anche Margottini è dello stesso avviso, e cioè che Viterbo ha realmente bisogno di essere rifondata per crescere, per questo ha bisogno di nuove forze ed energie.
La parola passa poi ad Alfonso Antoniozzi che specifica: “Viva Viterbo è una lista libera che non chiede e non chiederà apparentamenti. Siamo un gruppo che si è riunito al di là degli orientamenti politici e che, soprattutto, non ha nulla da perdere se dovesse perdere. Il futuro di tutti noi non è legato in alcun modo al risultato delle elezioni. Ma se invece dovessimo vincere, invece, allora sì che siederebbe in Consiglio comunale gente che sa che problemi affrontare, soprattutto dopo aver visto come i predecessori hanno governato. L’attuale assessorato alla Cultura, mi sembra, si riduce ad organizzare spettacoli, quando dovrebbe prima di tutto valorizzare le potenzialità del nostro territorio. Viterbo è seduta su un tesoro, siamo la seconda città al mondo ad essere definita Città dei Papi, possibile che non si pensi a un gemellaggio con Avignone? E ancora, sì, a chi lo dice con sdegno, la cultura è anche business, che c’è di male? Cultura significa crescita economica, ma prima di tutto rendiamoci conto del potenziale che ha Viterbo che è il capoluogo più bello del Lazio”.
Nota a margine: Avignone e Viterbo sono gemellate dal 20 settembre del 1955, come dimostra una carta importante che è stata ritrovata nell’emeroteca della Biblioteca di Viterbo due anni fa. La cerimonia del gemellaggio avvenne nella Sala Regia di Palazzo dei Priori alla presenza dell’Ambasciatore di Francia a Roma, S.E. Jacques Fouques Duparc e del sottosegretario italiano agli Esteri on. Del Bo. Erano presenti le autorità cittadine tra cui il vescovo Albanesi, gli onorevoli De Luca e Jozzelli, il Vice Prefetto Cosentino, il sindaco Mignone, il pro sindaco Ludovisi, il Questore Visco, il Segretario Generale del Comitato organizzatore del “gemellaggio” Marcoaldi. Hanno assistito alla cerimonia anche la Signora Duparc, il Console di Francia a Roma Meziere e la sua Signora, il Segretario dell’Ambasciata Le Gourreriec , il corrispondente del “Figaro” da Roma e altri giornalisti francesi.