ANNO 27 n° 263
Inchiesta Asl - I Giudici si riservano
sugli arresti
I quattro principali indagati sono Aloisio, Angelucci, Paoloni e Parroccini
16/05/2012 - 15:44

VITERBO - Il giorno del ''giudizio'' per l’ex direttore generale della Asl Giuseppe Aloisio, il suo consulente strategico Mauro Paoloni, il titolare della clinica Nuova Santa Teresa di Viterbo e della casa di cura di Nepi Roberto Angelucci e il responsabile della società di lavoro interinale Ali Gianluca Parroccini è stato rinviato. I giudici del Tribunale della libertà, infatti, si sono riservati sulle richieste di arresto avanzate dalla Procura della Repubblica di Viterbo.

Il Tribunale del Riesame oggi ha riesaminato il ricorso presentato dai Pm Stefano D'Arma e Fabrizio Tucci contro la decisione del giudice delle indagini preliminari Salvatore Fanti di negare gli arresti dei quattro principali indagati della maxi inchiesta sulla Asl, nella quale sono coinvolte altre venti persone e alcune società.

Agli inizi dello scorso marzo, il Tribunale del Riesame accolse un altro ricorso degli stessi pubblici ministeri, quello contro il diniego opposto dal giudice per le indagini preliminari al sequestro dei locali della casa di cura Nuova Santa Teresa che ospitano il Centro diabetologico. Così, sulla struttura sono stati apposti i sigilli come voleva la procura della Repubblica.

Il Gip aveva accolto solo la richiesta di sequestro cautelare di oltre 20 milioni di euro, tra crediti e contanti, dai conti correnti della Ro.Ri, la società di cui sono titolare Roberto Angelucci e il figlio Fabio. A tanto, secondo l’accusa, ammonterebbero le somme percepite in modo fraudolento dagli Angelucci gonfiando le fatture e falsificando il tipo di cure prestate da un’altra struttura sanitaria di loro proprietà: la casa di cura di Nepi.

Gli arresti di Aloisio, Paoloni, Roberto Angelucci  e Parroccini erano stati chiesti dai pubblici ministeri la scorsa estate. Il gip, dopo oltre 6 mesi, respinse la richiesta per “mancanza di attualità”, cioè che erano stati chiesti a troppo tempo di distanza dai fatti contestati. Secondo la procura per i quattro sussistono ancora motivi validi per disporre gli arresti, a cominciare dal pericolo inquinamento delle prove e pericolo di fuga.

Tutti gli indagati sono accusati, a vario titolo, di concussione, corruzione, turbativa d’asta, truffa, falso ideologico e a abuso d’ufficio.

 

Facebook Twitter Rss