

VITERBO - È la carne d'agnello il piatto più rappresentativo della tradizione pasquale che campeggerà su quasi una tavola su tre degli italiani, con prezzi al dettaglio tra i 10 e i 20 euro al chilo. È quanto stima la Coldiretti nel sottolineare che è in questo periodo si concentra la maggior parte degli acquisti di agnello, i cui consumi medi a persona ogni anno sono di 1,5 chilogrammi.
''Proprio dalla Pasqua - sottolinea la Coldiretti - dipende il futuro della pastorizia in Italia, dove è scomparso quasi 1 gregge di pecore su 3 negli ultimi dieci anni, che oggi conta appena 70 mila allevamenti''.
A mettere a rischio il comparto è anche il falso agnello made in Italy, visto che più della metà della carne in vendita in questo periodo rischia di essere importata soprattutto dai paesi dell'est, all'insaputa dei consumatori perché non è stato ancora introdotto l'obbligo di indicare l'origine in etichetta previsto dalla legge nazionale.
Non conoscono crisi, invece, le pizze di Pasqua che dal 2001 sono state incluse nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali d'Italia, per il loro sapore impareggiabile, per la genuità dei prodotti con cui vengono confezionate, per le ricette “segrete” con le quali vengono preparate.
Le pizze di Pasqua sono considerate dagli studiosi uno dei prodotti tradizionali più antichi della Tuscia. Attualmente, dal momento che la loro preparazione domestica è piuttosto laboriosa, solo pochissime famiglie continuano a prepararle in casa. Tuttavia la tradizione resiste in quanto vengono prodotte in grande quantità in vari laboratori artigiani sparsi in tutta la provincia.
Vengono prodotte in due diverse tipologie: dolci e al formaggio. Queste ultime si differenziano dalle prime perché fra gli ingredienti viene aggiunto il pecorino, che dà loro il caratteristico sapore delle torte salate, per cui vengono consumate preferibilmente insieme con i salumi tradizionali della ''poggiata'' del lunedì di Pasqua (capocollo e salame) o con uova sode.