

VITERBO – Assolto per non aver commesso il fatto. Così ha stabilito questa mattina il giudice Gaetano Mautone, al termine del processo celebrato con il rito abbreviato (ma integrato con due testimonianze) a carico di Andrea Moscioni.
L’uomo, sul banco degli imputati per lesioni aggravate, era stato arrestato domenica scorsa perché ritenuto l’aggressore di Marco Palamides, l’uomo che, nel’98, uccise con due coltellate alla gola Leonilde Bracci, cognata di Moscioni.
Un anno più tardi – era il 1999 - Palamides venne condannato ad undici anni ma, già nel 2006, tornò in libertà beneficiando dell’indulto. Per gli inquirenti, alla base dell’aggressione avvenuta domenica 27 novembre di fronte ad un bar di Nepi, ci sarebbe stata la voglia di vendetta.
“Ma perché a distanza di cinque anni? E perché in una piazza davanti ad un sacco di gente?”. A domandarlo, durante l’arringa, l’avvocato Remigio Sicilia, legale di Moscioni. Ricordiamo che ad incastrare l’imputato erano state le testimonianze di alcune persone presenti al fatto insieme a quella di un carabiniere che aveva visto alcune cifre della targa della Ford usato dall’aggressore – che aveva il volto coperto – per fuggire. “Non si tratta di prove schiaccianti, tutt’altro”, ha commentato Sicilia che, sulla base di un calcolo matematico, ha smontato il castello accusatorio.
“Il carabiniere che ha testimoniato non ricordava le ultime due cifre dell’auto, il che significa che poteva trattarsi di numeri che vanno da 0 a 99 e di 26 lettere dell’alfabeto, comprese quelle straniere. Moltiplicando per due ci sono 650mila possibilità che la Ford fosse del mio assistito. In pià le Ford sono, dopo le Fiat, le vetture pi vendute in Italia”. Sulla base di questo discorso scientifico, nonostante le contestazioni della pubblica accusa rappresentata dal sostituto Paola Conti, il giudice ha assolto l’imputato. “Tra quindici giorni – ha concluso Sicilia - saranno depositate le motivazioni”.