

di Silvia Cannucciari
VITERBO – “Provvedimenti come quelli sulla ‘spending review’ nei confronti delle Università e del settore pubblico sono inaccettabili e irricevibili. Sancirebbero la morte fisica degli atenei. Al contrario c’è bisogno di nuove risorse. Niente più tagli: né all’università né al diritto di studio”. E’ questa la richiesta e il monito che il rettore dell’Università degli Studi della Tuscia Marco Mancini ha rivolto al Ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca Francesco Profumo, in visita questa mattina a Viterbo.
Secondo Mancini, infatti, “l’università corre grandi rischi – ha dichiarato -. Gli studenti si stanno progressivamente disamorando, con conseguenze incalcolabili rispetto alla crescita e alle energie che dovremo mettere in campo nei prossimi anni per superare una crisi strutturale che appare irreversibile. A fronte di una diminuzione complessiva delle risorse che si aggira attorno al 13% - ha proseguito -, le università hanno con responsabilità garantito i servizi, la ricerca, la didattica, progredendo là dove possibile con notevole impegno di tutti. Ora però abbiamo toccato il fondo”.
“Questa università, al pari delle altre, soffre della mancanza di una chiara e stabile programmazione finanziaria – ha aggiunto Mancini – è indispensabile che le risorse ministeriali non solo non arretrino rispetto all’anno in corso (circa 7 miliardi di euro), ma che siano stabilizzate con scadenze pluriennali”.
Il rettore ha poi ricordato i grandi traguardi raggiunti dall’Università della Tuscia negli ultimi anni: “La nostra crescita è stata costantemente improntata alla razionalità e alla ottimizzazione delle risorse – ha affermato -, amministrando con saggezza i denari pubblici e privati. Questo ci ha posto al riparo dal quadriennio horribilis che ha contraddistinto la storia universitaria recente dal 2009 al 2012 e che, purtroppo, non accenna a finire. Grazie all’applicazione di questi criteri di buon senso e razionalità ci collochiamo nella distribuzione del fondo premiale del Miur che quest’anno, per la prima volta, ci ha visti quarti nella classifica ministeriale”.
“Siamo un’università viva e proiettata verso il futuro – ha continuato Mancini - . Quest’anno , infatti, inauguriamo due corsi che dovrebbero agevolare le prospettive di lavoro dei nostri giovani diplomati: ingegneria industriale e giurisprudenza. L’offerta didattica 2012-2013 consta di 16 corsi di laurea, 13 corsi di laurea magistrali, 16 corsi di dottorato di ricerca, 7 master di I e II livello, una scuola di specializzazione e un corso di perfezionamento, oltre a 13 corsi di Tfa per l’abilitazione all’insegnamento”.
“Altro fiore all’occhiello dell’Università della Tuscia è poi la politica edilizia – ha proseguito -. L’attuale patrimonio, infatti, comprende edifici per una volumetria complessiva di 500.000 metri cubi e la consistenza fondiaria è di circa 60 ettari, di cui 50 nella località Riello e i restanti all’interno di complessi monumentali che si trovano nel centro della città di Viterbo. L’università si è fortemente consolidata nella città, poi, con due poli: quello scientifico collocato al Campus Riello e quello umanistico collocato, per la maggior parte, nel centro storico”.
“L’ateneo viterbese, perciò, si rende sempre più competitivo rispetto alla vicina Roma, Siena e Perugia – ha concluso Mancini -. Oggi decidiamo il nostro futuro, non più rinviabile. Il futuro dell’Italia è anche il futuro dell’Università. L’Università della Tuscia, come le altre, è pronta a fare la sua parte”.