ANNO 27 n° 260
''Padre Fanella era abusivo''
Il superiore del convento dei Cappuccini commenta lo sfratto del confratello
06/06/2013 - 04:00

VITERBO – ''Pur essendo stato privato dell’abilitazione al ministero sacerdotale per la sua disobbedienza, padre Pierantonio Fanella continua a celebrare la messa e a impartire i sacramenti. Ma lo fa in modo illegittimo, anche se i sacramenti sono comunque validi per chi li riceve''. Così il superiore del convento dei cappuccini di Viterbo, Appio Rosi, commenta lo sfratto di padre Fanella dal convento di Ronciglione, eseguito l’altro ieri mattina.

Ad avviso di padre Rosi, il provvedimento emesso nei suoi confronti sarebbe stato ''inevitabile e giusto''. ''Noi cappuccini – argomenta - stiamo male per questa vicenda e stiamo ancora più male al pensiero che lui non sia in pace con se stesso, che non si senta libero. Ma era abusivo, quindi andava mandato via''. 

Padre Rosi spiega poi le ragioni dello sfratto: ''Pierantonio è sempre stato una persona difficile – sottolinea – e non ha mai accettato alcuni aspetti cardine del nostro ordine. Noi non siamo monaci ma frati e come tali siamo costretti a trasferirci continuamente, anche contro la nostra volontà, perché abbiamo fatto voto d’obbedienza, che non è uno scherzo. Quindi, il provvedimento preso dal consiglio della Provincia romana nei confronti di padre Fanella era inevitabile. Già sei anni fa – ricorda - gli era stato chiesto di trasferirsi, ma lui si rifiutò. E’ per questo che è partito il ‘processo’ ed è arrivata la sentenza''. 

Il padre superiore passa ad elencare i vari tentativi di dialogo e conciliazione fatti nei confronti di padre Fanella: ''Gli sono state inviate lettere, ci sono stati colloqui. Subito dopo che gli altri due confratelli che convivevano con lui a Ronciglione si sono trasferiti da noi, intervenne direttamente il superiore provinciale, Ma lui non volle seguirli''. 

Sulle motivazioni che potrebbero aver indotto padre Fanella alla “disobbedienza” il superiore dice: ''Non riesco a capirlo, non riesco proprio ad arrivare ai suoi pensieri, mi dispiace che viva così. Non credo si senta libero e questo sì che è un guaio''. 

Infine, padre Appio spiega le ragioni della chiusura del convento di Ronciglione.''Le nostre strutture - afferma - sono immense e i frati oggi sono troppo pochi. Anche qui, nel convento di Viterbo, un’ala del complesso è stata destinata all’accoglienza per ammortizzare i costi di manutenzione. Il convento di Ronciglione era uno di qualli che, su suggerimento di tutti i frati interpellati, andava smantellato. Queste cose padre Fanella le sa, eccome. ma ha sempre puntato i piedi e disobbedito. Anche a me - conclude - è sempre dispiaciuto lasciare una città, dove magari avevo iniziato a costruire qualcosa, ma se mi viene chiesto di andarmene non posso che obbedire. Funziona così. Invece lui ha scelto di fare l’eroe, ma dimentica che nessuno di noi è indispensabile''. 

E alla domanda sulla prossima destinazione della struttura di Ronciglione padre Appio risponde: ''Non ho idea di come verranno sfruttati quei locali dalla Curia, ma una cosa è certa e i fedeli possono stare tranquilli, nessuno ha in mente speculazioni''.

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