

VITERBO – Alle 12,15 in punto, mentre i fedeli cantavano ''Fratello sole, sorella luna'', un po’ l’inno dei francescani, il fabbro incaricato dall’ufficiale giudiziario ha forzato la serratura del convento dei cappuccini di Ronciglione. Così, dopo una strenua resistenza e le forti proteste di una settantina di fedeli, è stato eseguito lo sfratto chiesto e ottenuto dalla Provincia Romana dei cappuccini nei confronti di padre Pierantonio Fanella, l’ultimo abitante dell’antica struttura conventuale alle porte del paese, da anni in rotta con l’ordine, dal quale si è ''dimesso'' pur restando sacerdote, e con la curia vescovile di Civita Castellana.
Padre Fanella si era per così dire arreso circa un’ora prima. Poco dopo le 11, infatti, è uscito dal convento in cui era asserragliato dalla sera precedente. ''Non ve la prendete con l’ufficiale giudiziario e con i carabinieri – ha detto ai fedeli inferociti -, loro eseguono gli ordini. Le colpe sono di altri''. L’intervento di fra Fanella ha stemperato gli animi piuttosto eccitati che il comandante della stazione dei carabinieri aveva faticato non poco a contenere.
In mezzo ai manifestanti c’era, con aria sconsolata, anche il vicario del vescovo, don Renzo Tanturli, ronciglionese, che ha pazientemente sopportato tutte le invettive rivolte a lui, al vescovo e, soprattutto al parroco del paese, don Silvio Iacomi, ritenuto dai più il principale responsabile della ''cacciata'' di padre Fanella. ''Ha ragione il papa emerito Benedetto XVI quando dice che nella chiesa c’è troppo sporcizia. E’ uno schifo. Vergognatevi. Papa Francesco non vi ha insegnato nulla'', urlavano i manifestanti, mentre un gruppo di giovani faceva scudo con il loro corpo al portone del convento.
Padre Fanella, però, aveva già preparato la capitolazione. Tanto che fin da ieri aveva iniziato il trasloco di tutti i suoi averi, per lo più libri, un computer e qualche busta di indumenti in due stanze fredde e disadorne attigue alla sacrestia della chiesa di San Francesco. ''Starò qui – ha detto -, la chiesa gode dell’extraterritorialità, quindi non mi possono cacciare''. Almeno per ora. I fedeli, infatti, sono convinti che la curia vescovile tenterà di allontanarlo anche da quella sistemazione affatto confortevole. Alcuni scaffali di legno, buste adagiate sul pavimento, un vecchio lavandino, mura scrostate e, in un angolo, un lettino. ''Gliele sistemeremo noi quelle due stanzette – ha detto una donna, tra le più vivaci contestatrici dello sfratto -, abbiamo già parlato con i muratori e con l’imbianchino. Fra Pierantonio resterà con noi''.
Mentre l’ufficiale giudiziario proseguiva il suo lavoro, i fedeli si organizzavano per proseguire la “guerra santa” in difesa del sacerdote. ''Chiederemo al Comune di revocare la donazione del convento ai cappuccini – dicevano -, i locali dovranno essere adibiti a scopo sociale''. E ancora: ''Intorno al convento ci sono circa tre ettari di terreno, non vorremmo che dietro lo sfratto di padre Fanella si nasconda un tentativo di speculazione, la vendita degli immobili o peggio l’edificazione dei terreni''.
Quando la serratura del portone del convento ha ceduto alla punta di un trapano, molti manifestanti avevano gli occhi pieni di lacrime. Alcuni sono entrati in chiesa per pregare, altri hanno raggiunto fra Pierantonio in sacrestia, intento a sistemare le sue poche cose. ''Ora don Silvio sarà contento – ha urlato un uomo uscendo dalla chiesa -, sarà l’unico parroco di un paese di 9mila abitanti. Ronciglione sarà tutta sua…''.
Il tutto è avvenuto sotto una gigantografia di un sorridente padre Mariano da Torino, quello di ''Pace e bene a tutti'', per circa 20 ospite del convento nei mesi estivi.