

VITERBO – (roc) ''Con questo sestetto non solo non si mangia il panettone, ma non si arriva neanche alla festa di Ognissanti (1° novembre, ndr)''. Livio Treta, esponente “forte” della componente che fa riferimento a Gianmaria Santucci, commenta così l’insediamento dell’ufficio politico che è andato ad affiancare il segretario provinciale Alessandro Romoli.
Il commissariamento non c’è stato ma il problema sembra soltanto rinviato. E neanche di molto.
L’ala santucciana dell’Udc torna a parlare dopo un totale silenzio, almeno sulla stampa, durato una decina di giorni, durante i quali Santucci e compagni sono stati oggetto delle ''attenzioni'' non proprio amichevoli da parte di Gigli e della sua corrente.
Dieci giorni in cui all’interno del partito si è scatenato il finimondo: prima le lettere al segretario nazionale per chiedere il commissariamento di Romoli, poi l’incontro con Cesa che ha affiancato al segretario e al presidente Bigiotti un ufficio politico di quattro persone in rappresentanza di tutte le anime del partito: Paolo Barbieri (capogruppo al comune di Viterbo), Francesco Galli (consigliere provinciale), Angelo Corsetti (vice segretario comunale di Viterbo) e Giuseppe Brachetti (vice segretario provinciale).
Ma evidentemente neanche questo è bastato per scardinare alla fonte una situazione complessa, che, probabilmente, negli ultimi giorni ha scavato un solco ancora più profondo tra le posizioni in campo.
Che l’aria non fosse esattamente quella di un partito dove era ''scoppiata la pace'' è scritto nelle cronache dei giorni scorsi e riportate su queste colonne. La resa dei conti non è dunque finita, ma la novità è che si stanno probabilmente stringendo i tempi e bruciando le tappe per arrivarci.
La conferma arriva direttamente da Livio Treta: ''Personalmente – attacca – ho poca fiducia nell’efficacia di questo sestetto che, in teoria, dovrebbe dettare la linea e risolvere i problemi del partito. Anche perché – spiega – le dichiarazioni a caldo di Gigli che si è affrettato a dire che il nuovo organismo indicato dal segretario nazionale non aveva alcun valore decisionale, lo ha di fatto sconfessato e depotenziato. Come dire, già la partenza di questa sorta di gabinetto politico non sembra di quelle fulminanti e tali da far presagire dei risultati strabilianti''.
Dovesse fallire questa formula, cosa proporreste?
''Il partito nazionale dovrà pensare al da farsi e certamente le soluzioni per far funzionale il partito non mancano''.
''Ma una cosa voglio dirla – scandisce Livio Treta – in democrazia comanda chi ha i numeri''.
E allora diciamoli questi numeri. Si è parlato di due lettere e di 45 firme.
''Al segretario Cesa sono arrivate due lettere: una di Brachetti con 19 firme e una di Santucci con 23 firme. In totale sono 42 firme di componenti il comitato provinciale, più altre tre firme di persone che erano d’accordo ma che non facevano parte dell’organismo statutario. E diciamo anche – incalza – che entrambe dicevano la stessa cosa e traevano le stesse conclusioni politiche. L’unica differenza – rivela l’esponente Udc – è che la lettera di Brachetti si qualificava come componente de ‘La rosa bianca per l’Italia’ (il movimento che fa riferimento all’ex segretario generale della Cisl Savino Pezzotta, ndr)''.
Dal suo ragionamento si deduce che voi avete la maggioranza e che, per questo, tornerete a chiedere il cambio ai vertici provinciali del partito. La domanda è: invece di passare attraverso il segretario nazionale, perché non avete fatto subito una mozione di sfiducia in sede di comitato provinciale?
''A questo punto non posso escludere più nulla. Ora ci prenderemo qualche giorno di tempo. Ma qualunque siano le opzioni future resta il fatto che in democrazia prevale chi ha i numeri''.
Non escludere nulla significa prendere in considerazione anche una scissione?
''Questo assolutamente e categoricamente no, almeno da parte nostra. Certo – aggiunge con una punta di veleno -non posso parlare per chi è in minoranza''.
''Ma lasciatemi dire un’ultima cosa – conclude Treta – Le offese che in questi giorni Gigli ha rivolto a Santucci sono state pesanti, di cattivo gusto e decisamente fuori luogo per quello che era e dovrebbe restare un dibattito politico. Il fatto che Gianmaria Santucci si sia defilato da questo terreno e non abbia risposto è la riprova della sua correttezza e della sua buona educazione''.
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