

di Alessandra Pinna
VITERBO – ''Non li ho cronometrati ma sono sembrati un’eternità''. Così Marco P., studente viterbese al dipartimento di ingegneria meccanica ''Enzo Ferrari'' dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, commenta i drammatici istanti delle due scosse di ieri mattina (29 maggio) nei territori dell’Emilia Romagna già colpiti dal sisma del 20 maggio.
La prima, di magnitudo 5,9, si è verificata alle 9,03 mentre la seconda, di 5,3, è stata registrata alle 12,56 ed è durata una trentina di secondi.
Tutto è iniziato la notte del 20 maggio, quando, alle 4,04 del mattino la terra è stata scossa da un terremoto di 5.8 gradi. A Modena doveva essere una notte di festa, ma la Notte Bianca in programma per la serata si è trasformata in un incubo.
IL RACCONTO - ''Erano circa le 3,30 quando io e i miei amici siamo rientrati a casa dalla Notte Bianca - racconta Marco – . Avevamo intenzione di visitare i musei aperti, poi chiusi in seguito all’attentato alla scuola Morvillo-Falcone di Brindisi nel quale è rimasta vittima Melissa Bassi. Così, essendo tutti appassionati di motori e essendo studenti di ingegneria meccanica, siamo stati alla mostra di auto d’epoca allestita in occasione del passaggio della Mille Miglia in città per poi andare in giro per locali’’.
Una serata tranquilla trasformata in pochi attimi: ''Alle 4.04 il letto ha iniziato ad oscillare, ho capito subito che si trattava del terremoto, era molto più forte di quello avvertito a gennaio e dalle scosse degli ultimi mesi. Vado a svegliare il mio coinquilino e gli dico di mettersi sotto l’arco portante della porta. La scossa non accenna a fermarsi, o almeno è quella l’impressione. Avvertiamo i rumori nell’appartamento sopra di noi, impotenti. Appena il pavimento si ferma corriamo giù per le scale e il pensiero corre immediatamente ai vicini di casa. Fortunatamente stanno tutti in giardino, i palazzi sembrano aver resistito ma nonostante tutto nei loro occhi si legge la paura. 'In 80 anni non ho mai sentito una scossa del genere' – sospira la mia vicina di casa – e solo in quel momento ho realizzato il reale pericolo che abbiamo corso. Sono momenti in cui ti rendi conto di quanto piccolo tu sia di fronte a queste situazioni. Sono avvenimenti incontrollabili e quando avvengono di notte è peggio. Il buio rende tutto più difficile, non vedi l’ora che arrivi il mattino anche se ti rendi conto di quello che realmente è accaduto a pochi chilometri di distanza, morte e distruzione’’.
''La settimana è passata in un’apparente tranquillità fino a ieri mattina’’. Sono le 9 del 29 maggio quando una scossa di magnitudo 5.8 scuote tutto il Nord Italia. L’epicentro è Medolla, in provincia di Modena, ma il sisma è stato avvertito anche in Austria.
29 MAGGIO ORE 9,03 – ''Mi trovavo sulla porta di casa, pronto per andare all'università quando ho iniziato a sentire il pavimento che si muoveva sotto i miei piedi. Ho capito subito che sarebbe stata forte, non come le due precedenti di assestamento che avevo sentito poco prima. Trenta secondi, almeno così ho saputo più tardi, ma sono sembrati un’eternità. I telefoni sono in tilt. Decido comunque di andare all’università, dove avevo appuntamento con i miei amici. Decidiamo di studiare nella biblioteca del piano terra, vicino alle porte di emergenza ma l’arrivo di altre due scosse ci mette paura. L’università viene evaquata e chiusa. Andiamo a studiare al parco della polisportiva per stare lontani da possibili crolli e pericoli e proprio lì sentiamo la scossa da 5.4 gradi. Sappiamo di essere al sicuro ma questo non basta, ogni scossa di assestamento è un colpo al cuore. Tutto trema e il palazzetto oscilla sotto gli occhi increduli delle tante persone che hanno cercato rifugio in quello spazio aperto. La scossa è infinita e non accenna a fermarsi e, quando tutto torna alla normalità, avverto il sospiro di ognuno dei presenti’’
''Questa notte dormiremo con le tende al parco, - conclude Marco - sperando che il peggio sia passato''.