

di Domenico Savino
VITERBO - Anche Conticchio getta la spugna. Il tecnico si dimette al termine della pesante sconfitta di Sant'Antonio Abate. Lo annuncia in diretta radiofonica il vice presidente Carlo Graziani.
''Conticchio si è dimesso - dichiara - per il bene della squadra. Per domani abbiamo indetto una riunione tecnica in cui valuteremo i prossimi passi. Di certo faremo passare la notte e poi decideremo''.
Arriva al capolinea l'avventura del trainer di Celleno che ha condotto la squadra dopo l'esonero di Raffaele Sergio avvenuto alla prima giornata. In quella che doveva essere l'occasione del grande riscatto dopo una stagione incolore la Viterbese rimedia altri quattro gol e mestamente abbandona la Coppa Italia. In finale ci va meritatamente per ciò che ha fatto vedere il Sant'Antonio Abate. Di certo non una squadra di fenomeni, ma un gruppo nel vero senso del termine che lotta, si agita a dispetto di una Viterbese sempre più preda di un malessere interno che non riesce a debellare.
Il calcio di Conticchio non ha mai del tutto convinto. Troppi i cambiamenti formazione da una domenica all'altra; raramente la stessa squadra è stata confermata per due domeniche di fila. Il gioco è stato il grande assente della sua gestione, chiamato in fretta e furia per il dopo Sergio lui che allenava nel settore giovanile gialloblù. Da calciatore era un mediano che ringhiava sulle caviglie degli avversari (famoso lo scontro con Ciro Ferrara in cui l'ex giocatore dell Juventus si ruppe tibia e peroneil 2 febbraio del 1998); ma da tecnico quella rabbia agonistica è venuta meno. L'apprendistato per lui è stato rapidissimo e ha pagato lo scotto dell'esordio su una panchina sempre traballante come quella del Rocchi.
Si è trovato a gestire uno spogliatoio complesso con tante prime donne che mal si sono adattate ad un torneo in cui si gioca di clava e pochissimo di fioretto. Ha dovuto gestire il continuo arrivo di giocatori a dicembre e si è visto qualcosa proprio quando era in atto il grande cambiamento. Dall'allenatore ci si aspettva di più soprattutto con il nuovo anno quando ha avuto il tempo per studiare a fondo il materiale umano a disposizione e dare un volto e un'anima a questa squadra. Invece il girone di ritorno si è rivelato più deficitario di quello d'andata e non solo sotto il punto di vista dei risultati, ma sotto quello del gioco.
La squadra si è espressa a sprazzi, vivendo di fiammate individuali, di scosse che sono servite a rimettere in piedi gare che sembravano perse, ma non a vincerle del tutto. La deriva delle ultime giornate ha fatto cadere anche gli multimi spiccioli di credito che vantava.
Tornando all'analisi della gara Carlo Graziani parla a nome della società ed è profondamente deluso per la prestazione della squadra: ''Chiedo scusa alla città intera. I giocatori non hanno trovato giustificazioni a fine gara. Guardavano tutti per terra e nessuno mi ha rivolto lo sguardo. Voglio anche dire che ieri quando siamo saliti sul pullman li ho visti ''freddi''. Probabilmente il loro atteggiamento era dovuto alle mie dichiarazioni di sabato. Per smentirle ho detto che avrebbero avuto un solo modo: dimostrare sul campo che quelle affermazioni non erano vere''.
Negli annali non si ricorda un doppio poker subito dalla Viterbese: ''Dirò di più - dice Graziani - la prima cosa che ho pensato è che nelle ultime tre partite abbiamo subito undici reti: evidentemente c'è qualcosa che non funziona''.
Sul risultato finale pesa l'atteggiamento della squadra. Sempre rinunciatario, un gruppo in balia degli eventi. Graziani concorda anche perchè nelle ultime ore aveva chiesto uno scatto d'orgoglio. E invece: ''Sembrava che la palla fosse incandescente, volevo undici leoni. Possiamo anche perdere nel calcio ci può stare, ma i giocatori devono lasciare la pelle sul campo. Adesso è rivato il momento di rimboccarci le maniche e rifare tutto anche se il direttore Manfra sta già lavorando in vista della prossima stagione''