

di Domenico Savino
VITERBO - La passione per la Viterbese si protrae. Non basta la Settimana Santa per espiare i peccati. La strada per la resurrezione è ancora molto lunga e le cadute e le fustigazioni sono all'ordine del giorno. L'ultima è quella con il Sansepolcro: pesante forse anche più del doppio poker. Perché colpisce nell'animo intimo di una squadra che non ha più certezze. Che si sfalda al primo errore, che non ha la forza di reagire, che si trova in balìa degli eventi e non è in grado di governarli.
Il malessere è diffuso. Biagioni ha anche ammesso a fine gara che qualcosa non va per il verso giusto, che il gruppo da lui guidato pecca di autostima, oltre che di una condizione fisica precaria (non bastano settanta minuti di autonomia). La squadra fino a quando ha avuto gamba ha anche espresso qualcosa di diverso rispetto alle ultime settimane: linee corte, attività pressoria al fine del recupero della sfera, buon dosaggio di lanci lunghi e palle ragionate. C'è la ricerca delle fasce, c'è la volontà di aprire le difese avversarie tramite aggiramento, c'è un ritrovato Storani che si propone con una certe continuità sulla fascia creando superiorità numerica e c'è soprattutto Mattias Vegnaduzzo, l'unico in grado di poter risolvere i problemi contingenti della Viterbese.
La grinta e la caparbietà del puntero argentino devono essere prese come modello da seguire per il resto del gruppo. Bene che i compagni si poggino sulle sue spalle nei momenti di difficoltà, bene che lui stesso si metta nella condizione di diventare la guida del gruppo. In questo momento c'è bisogno di gente con le spalle larghe, che sappia farsi carico dei problemi altrui facendolo diventare punti di forza. Vegnaduzzo ha già segnato dieci reti da quando è in gialloblù (quattro mesi) e in questo finale convulso e delicato servirà tantissimo.
Poi c'è l'altra faccia della medaglia: quei nove minuti di buio totale: Biagioni evidentemente si era reso conto dalla panchina che la squadra stesse arretrando (l'ingresso di Vanacore va letto in quest'ottica). Non poteva immaginare ciò che di lì a poco sarebbe successo. Subire tre reti in un lasso di tempo così breve è grave e può avere conseguenze pesanti. L'incubo play out si riaffaccia e le tinte sono fosche, anche perché la squadra non si è mai posta nella condizione psicologica di affrontare sfide così delicate, essendo partita con ben altre speranze e aspettative. E questo particolare non è di poco conto poiché il black out potrebbe essere totale e prolungato.
Mancano quattro gare al termine di questa stagione balorda, probabile che la quota salvezza si abbassi anche sotto i 40 punti. Gli impegni che attendono la Viterbese sono equamente distribuiti tra casa (Pontedera e Flaminia) e trasferta (Orvietana e Group Castello). Il tempo dei voli pindarici è terminato da un pezzo, nessuno ha più alibi, tutti sono di fronte alle loro responsabilità. Ora bisogna pensare minuto per minuto, utilizzando un po' di mestiere nelle situazioni ingarbugliate per uscire con quanti meno danni possibili da questa situazione.