ANNO 27 n° 271
Inchiesta Asl: Ceccarelli in libertà
11/02/2010 - 13:06

VITERBO - Massimo Ceccarelli torna in libertà.

Il tribunale del riesame di Roma ha espresso parere favorevole all'istanza di scarcerazione

presentata dai legali Franco Taurchini e Massimo Meloni.

Per Ceccarelli, quindi, niente più domiciliari, dopo essere finito in manette con l'accusa di corruzione lo scorso 11 dicembre insieme a  Ferdinando Selvaggini, l'ex responsabile del CED della Asl, e Alfredo Moscaroli, imprenditore dell’Isa - società di informatica.

A Selvaggini si contesta di essere venuto meno ai suoi doveri di imparzialità e fedeltà verso la P.A., venendo ricompensato per atti contrari ai propri doveri d’ufficio che assicurassero alla ISA, società dell’imprenditore Alfredo Moscaroli, l’affidamento, a procedura negoziata, di molteplici appalti di fornitura e servizi nel settore informatico. Il compenso di Selvaggini, in adempimento dell’accordo corruttivo era formalmente corrisposto allo stesso attraverso un incarico di consulenza conferito alla propria moglie, insegnante di disegno tecnico, da parte della ISA, per 165mila euro per gli anni dal 2004 al 2007.

Ceccarelli, invece, è accusato di essere l’intermediario tra Selvaggini e Moscaroli e di essere il collettore delle tangenti per conto del pubblico ufficiale. Per questa sua attività di intermediazione le modalità di percepire la tangente era la stessa: una consulenza conferita dalla ISA alla moglie per 60mila euro (cinquemila euro mensili). E’ stato lo stesso Ceccarelli ad ammettere che la donna non aveva nessuna competenza in materia e che la somme erano destinate a lui stesso per una sua non meglio definita opera professionale.

Selvaggini e Ceccarelli erano già stati arrestati nel luglio del 2009 perché colti nell’atto di percepire una tangente da 15mila euro da Michele di Mario, socio della LTE srl, al fine di orientare la scelta della P.A. sulla LTE che doveva subentrare alla “Telecom”, rea di non aver mantenuto fede ad un pregresso rapporto di natura corruttiva, mancando al pagamento di parte delle dazioni tangentizie, dovendo ancora versare circa 57 mila euro.

 

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