

VITERBO - Colpo di scena al processo in Corte d’assise per l’omicidio di Marcella Rizzello, la giovane mamma uccisa a coltellate davanti alla figlioletta Giada che, all’epoca dei fatti, aveva quattordici mesi.
Sul banco degli imputati, proprio questa mattina, comparirà Giorgio De Vito, il napoletano accusato di aver assassinato la trentenne di Civita Castellana in concorso con l’ex convivente Henrijka Mariola Michta, giudicata con il rito abbreviato e già condannata a diciotto anni di carcere. Ma, adesso, si scopre che quella mattina del 3 febbraio 2010 la polacca non era nella villetta in via dei Latini, teatro dell’omicidio, ma in ospedale.
La circostanza – affatto di poco conto nell’ambito del procedimento giudiziario – è emersa dalle meticolose indagini condotte dagli avvocati di parte civile Fabrizio Ballarini (legale di Francesco Vincenzi, compagno della vittima), e Stefania Sensini (che rappresenta la loro bambina). Indagini che mettono in evidenza come la Michta, un’ora dopo il delitto, fosse, in realtà, al Cto Alesini di Roma.
Proprio così: il range temporale dell’omicidio – stando alle perizie dell’equipe medico-legale che aveva svolto l’esame autoptico – era stato accertato tra le 11,30 e le 12,30. Bene: alle 12,40 la polacca si sottoponeva ad una radiografia di mano, polso, avambraccio e gomito destro. Mentre, alle 13 e 40, risale il suo ingresso al pronto soccorso dell’ospedale capitolino. E’ evidente che i conti non tornano.
“In realtà il fatto che la Michta fosse in ospedale il giorno dell’omicidio era già presente negli atti processuali”, ha spiegato l’avvocato Sensini. Pare infatti che la polacca l’avesse dichiarato in diverse occasioni, forse in “in maniera un po’ frammentaria”. Quindi i legali hanno approfondito la questione “svolgendo accertamenti sia sulla veridicità delle affermazioni che sugli orari”, ha aggiunto la Sensini.
“Non stiamo cercando un colpevole a tutti i costi, ma il colpevole, per questo ritenevamo giusto – d’intensa anche con il pubblico ministero (il titolare dell’inchiesta è il sostituto Renzo Petroselli, ndr) – approfondire la faccenda”, ha commentato l’avvocato Ballarini.
Ma c’è di più. Nei tabulati telefoni.. “Dalle analisi – ha aggiunto Ballarini – emerge che quella mattina il cellulare della Michta aggancia una cella di Roma”. Quella ubicata in via G. Da Fiore (zona Cassia) che dista da Civita Castellana circa quarantacinque chilometri.
Ma allora: come ha fatto la polacca a raccontare per filo e per segno tutti i macabri particolari del delitto?. “Potrebbe essere stato De Vito stesso a riferirli visto che, dopo il fatto, sono stati conviventi per un altro mese e mezzo”, ha ipotizzato Ballarini. “Oppure un’altra persona presente sulla scena criminis”. (I dubbi aumentano e si insinuano nuovi sospetti).
L’udienza che si aprirà alle 9 di questa mattina sarà sicuramente focalizzata su questi nuovi elementi. (Che sono eccezionali e che potrebbero portare a nuovi colpi di scena).
Eva Kant